Mozia
Che cauro! Ma che scanto! Che beddrezza è! Cosa è, che ci pigliò subito la pinzata
Riceviamo e volentieri pubblichiamo: Freckle ci scrive

… di salire su quella barchetta precaria e raggiungere l’isola che sapeva di storia e che sicuramente ‘aveva conservato il suo sapore’ visto tutto il sale che le è sempre stato accumulato intorno. Lasciando alle spalle le montagne dell’oro dell’antichità, la precaria imbarcazione si accinge a solcare quel tratto di mare che lambisce la riserva dello Stagnone. Alle spalle tre mulini a vento chiudono la cornice. Il moderno Caronte ci racconta che, con la bassa marea, l’isola è raggiungibile anche a piedi e foto sull’isola lo dimostrano: Anni ‘50, un camion in bianco e nero carico di sale si aggirava nelle stesse acque. Per quella posizione discreta, ma non troppo e per la terra così feconda, Mozia piacque praticamente a tutti: Fenici, Annibale, Normanni, Arabi e Gesuiti, ma soprattutto a Sir Whitaker che l’acquisto a fine Ottocento, per poter portare alla luce ciò che la passione dei predecessori aveva costruito.
Piccoli e ordinati vigneti sono sufficienti a produrre vino rosso che si può acquistare solo qui o soli qui si può degustare, comodamente seduti, all’ombra dei gelsi o dei tessuti.
A Mozia non si può pernottare né mangiare: tutti hanno toccato la sua terra, senza mai diventarne ‘padroni’ e, ora come allora, la si può godere per alcune ore, pronti però a restituirla a quel mare, di cui rappresenta una porzione di ‘acqua stagnante’ (etimologia fenicia del nome).




























ma il titolo in che lingua è, milanese?