A Casablanca come in un grande stufato umano

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La casa del califfo.

La casa del califfo. Mettere su casa in Marocco
di Tahir Shah
Ponte alle Grazie, 2007

Anche chi non è mai stato a Casablanca, dopo aver letto “La casa del califfo” di Tahir Shah, rimane con l’impressione che questa città non sia più sconosciuta.

Sembra di conoscerne non la parte turistica, ma quella vera. E i suoi abitanti. I caffè pieni di fumo, il mercato nero, le strade trafficate, la bidonville. E naturalmente la casa del califfo con i suoi giardini, le fontane, la veranda, le stanze inaccessibili, i guardiani perennemente presenti e preoccupati per i Jinn, confraternita di spiriti che coabitano accanto agli essere umani e che avversano il nuovo proprietario.

È qui che Tahir Shah (famoso in Gran Bretagna per i suoi libri di viaggio), autore nonchè protagonista del libro, ha trascinato la sua famiglia dall’Inghileterra. Innamorato della casa e intenzionato a conoscere meglio il passato della sua famiglia, piegato ma non spezzato dagli estenuanti lavori di ristrutturazione eseguiti secondo la filosofia marocchina. “È il nostro modo di fare. Magari non finiamo le cose, ma siamo così bravi ad iniziarle!”, gli spiega a un certo punto Kamal, assunto come assistente per dialogare e interagire con un mondo antico difficile da penetrare senza gli strumenti adeguati.

Tahir Shah, con tratto leggero e autoironia, ci insegna come affrontare una cultura sconosciuta con un atteggiamento aperto, senza pregiudizi. Fino ad arrivare all’estremo di pensare come un abitante di Casablanca per poter gestire i rapporti con i locali.

E ci racconta la vera città : “un ibrido raro, un misto di gente diversa proveniente dai quattro angoli del paese, gettata insieme in una specie di grande stufato umano. Nessuno diceva mai di apprezzare Casablanca. Era l’oggetto di ogni battuta, il posto dove la gente arrivava, ma da cui non ammetteva mai di arrivare. Nessuno apparteneva a Casablanca. Ma, al tempo stesso, tutti le appartenevano”.

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7 Luglio 2007




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