101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita di Ilaria Beltramme
Scacco a Roma in 101 mosse

101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita
Ilaria Beltramme
Newton Compton Editori, 2007
323 pagine
Prezzo: 13,90 euro
I passaparola, gli indirizzi sussurrati all’orecchio di un amico sotto giuramento di non divulgare l’informazione, i luoghi scovati un po’ per caso e mai più abbandonati. Ilaria Beltramme svela tutto. Consegna le chiavi della capitale, mettendo nero su bianco le coordinate di quella mappa della città che i romani, nativi o d’adozione, custodiscono gelosamente, salvo poi centellinare qualche informazione al bisogno.
Perché, a leggere con attenzione questo volume, ci si accorge che c’è davvero tutto: la pasticceria di via Cernaia dove i nottambuli divorano la succulente sorchetta calda di forno, il classico aperitivo preso in piedi a Campo de Fiori accompagnato solo da qualche triste pistacchio, i templi della pizza bianca con olio a crudo (e non chiamatela focaccia che non vi capiscono), la “gita” al mare di Ostia con il trenino saturo, la musica che si irradia dall’Auditorium, la spesa nell’orto dei frati di Santa Croce in Gerusalemme, i chioschi della grattachecca che puntellano le notti romane, il riso e le spezie che profumano l’aria del mercato Esquilino, il lato torto e ritorto e aggrovigliato del quartiere Coppedè, i pomeriggi d’arte al MACRO.
E via di questo passo. Fino ad arrivare a cento e uno.
Cento e uno tra passeggiate da fare, opere d’arte da ammirare, dolci da assaggiare, piante e rose da annusare, tramonti da gustare, storie da conoscere; cento e uno letture, anzi meglio, varchi segreti, per conoscere davvero una città che si può vivere su più livelli, come summa di quartieri che hanno mantenuta inalterata nel tempo, con la propria identità, locali e tradizioni e come museo a cielo aperto in cui scovare tracce stratificate che ci riportano alla quotidianità del passato (rendendocelo vivo come se continuasse a scorrere sotto i nostri piedi). Siamo molto lontani dalle rotte per turisti con cappellino a auricolare che in gruppo tallonano una guida. E ancora più lontano dai locali modaioli.
Una volta fatta la frittata (quindi svelati i nomi), viene subito da scorrere l’indice delle cose da fare per scoprire cosa abbiamo e cosa ci manca. E soprattutto viene da confrontare in modo puntuale le esperienze comuni, curiosi di scoprire se le sensazioni che ci ha dato una passeggiata, un luogo e perché no? anche un gelato o l’allestimento delle vetrine di Mas sono condivisibili.
Qualunque sia il responso di questo confronto, quando si chiude il libro rimane sempre il sollievo di scoprire che di cose da fare o rifare, vedere, toccare, annusare, Roma ne regala davvero tante.
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