Cena UnUSual all’UnCO

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Milano, UnCO - Unconventional Restaurant, un piatto.

UnCOnventional
Via Pavia, 8
Milano
Tel. +39 02 58108230
Chiuso la domenica e sempre a pranzo
info@unco.it
http://www.unco.it

UnCOnventional. Sembra facile. Invece il nome di questo locale l’abbiamo sentito pronunciare con l’accento libero di spostarsi da una vocale all’altra. Fortuna ci si ritrova dandosi appuntamento all’UnCO, dove non si finisce per caso, perché il locale è un po’ appartato rispetto alla fila di vetrine sul vicino Naviglio Pavese, è piccolo e discreto. La prima volta lo devi spiegare per bene, perché se abbrevi la prosa e dici che è un posto con deliziose ‘tapas’, gli altri lo confondono con una qualche prosciutteria dal nome catalan-messicano e te lo ripropongono per l’aperitivo (che il locale non fa), timorosi che il desco sia debole per appagare robusti appetiti post-azienda. Andateci con chi già lo conosce o limitatevi a una sincera e affidabile promessa.

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All’UnCO funziona così: entri e scegli cosa e quanto vuoi mangiare. Porzioni degustazione (che raccomandiamo) o grandi. Le prime volte ci sentivamo in dovere di combinare, con una qualche armonia, tipologie e quantità. Poi abbiamo scoperto che era divertente sentirsi liberi di azzardare gli accostamenti e comporre la cena un po’ come si organizza un viaggio. Con leggerezza e allegria diremmo, le caramelle di foie gras stanno accanto all’insalatina con le pere, i muesli, le castagne glassate e il quartirolo e prima di tutto le patatine di yucca e la pizza nel bicchiere (entrée spesso offerta come benvenuto). Felafel piccole e delicate si alternano a sapori assonanti, come l’hummus o più familiari alla tradizione europea, come le patatas bravas spagnole oppure asiatiche come il samosa, involtino di pasta fillo con patate, piselli, curcuma, aglio, cipolla, curry e qualcosa che ci siamo persi per certo. Diverse consistenze, provenienze, suggestioni, sapori e accostamenti dunque, in un insieme inedito. La cena ci è sembrata un po’ un gioco qui, spensierato; un momento per concentrarsi su combinazioni nuove, per comporre, assaggiare, e alternare pietanze diverse. Maestra di cerimonie la brava Natascia Della Torre, in sala, pronta a sciogliere interrogativi e cogliere espressioni inizialmente sorprese, l’alchimista è il giovane Alberto Viganò (non l’abbiamo visto ma tutti scrivono ilgiovanealberto e noi ci fidiamo).

A fine sera ti vien voglia di ripassare l’avanguardia spagnola, ripescando qualche greguerà­a - tipo: Nell’aceto c’è tutto il malumore del vino - di Ramón Gómez de la Serna.

Il locale, complice l’ottimo rapporto qualità prezzo, è adatto a un pubblico eterogeneo, purché disposto a sorprendersi. Non sottovaluteremmo la spesa contenuta (sui 30 euro, per un appetito serio e curioso) a fronte di un’esperienza gradevole per tutti i sensi.

L’UnCO sembra di moda, in realtà non ci è parso un locale furbo, né facile, piuttosto convinto.

Volendo si può ingannare l’attesa iniziale con un gioco fatto di olio e indovinelli, un gioco di gruppo che noi, non siamo mai riusciti a fare, forse perché il gruppo affamato è indisciplinato.

Ah, una precisazione: il parcheggio convenzionato è in Via Meda, 8. Quando parcheggiate dite subito che cenate all’UnCO e soprattutto, non lasciate l’auto in quello di fronte pretendendo a fine pasto lo sconto nell’UnCOnvenzionato!

Per favore Natascia ci mandi una trascrizione fonetica per agevolare la pronuncia ai forestieri…

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18 Febbraio 2008




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