Azienda Agricola Marchese Adorno a Retorbido
E poi parlerem di vino e color rubino

Marchese Adorno
Via Coriassa, 4
Retorbido - Pavia
Tel. e Fax. +39 0383 374404
info@marcheseadorno-wines
http://www.marcheseadorno-wines.it
Questo è solo un prologo.
Un giorno, nell’elegante rosticceria della piazza centrale di un paese nel pavese, abbiamo comprato una bottiglia di Arcolaio, un bianco prodotto in zona. Non ci aspettavamo molto da questo acquisto frettoloso, era giusto per presentarci agli amici con qualcosa fra le mani.
E invece…
L’Arcolaio, un blend di Cortese e Chardonnay, è stata una scoperta interessante, tanto da spingerci fino a Retorbido, di sabato mattina, quando, dalle 8 alle 12 è possibile accedere all’azienda agricola, poco lontana dalla piazza del paese.
Ci ha accolti Carlo Angeleri, agronomo alla tenuta da sempre, da sempre testimone di vino e storie. Ci ha ricevuti con l’aria appassionata, consapevole e fiera di chi parlando dice ‘nostro’ come un possessivo di reale condivisione di obiettivi e di successi. Ci ha mostrato l’azienda come un tempo si mostravano le case, con ospitalità e famigliarità e si è raccomandato che tornassimo tra qualche tempo, quando il roseto sarà finito, la sala degustazione, oggi ancora spoglia, sarà pronta ad accogliere i visitatori, scusandosi ora qui ora là per i lavori in corso. E noi, che immaginavamo il Marchese occupato fra polo e caccia alla volpe, ci siamo dovuti ricredere perché Carlo ci ha parlato con ‘vigore e profondità ‘ del suo reale coinvolgimento nell’impresa.
La famiglia Adorno ha origini illustri e antichissime, la Casata genovese acquista la tenuta di Retorbido nel 1834 e da allora produce vini di varietà locale. Alla fine degli anni 90 Marcello Cattaneo Adorno decide di ristrutturare l’azienda con l’intenzione di rilanciarla e migliorarne la produzione. Divide coi suoi collaboratori la sfida, e coinvolge l’enologo Donato Lainati.
Abbiamo acquistato una decina di bottiglie, per assaggiarli tutti questi vini, dal Cliviano (Merlot, Cabernet Sauvignon e Croatina) al Pinot grigio, al Barbera Vigna del Re.
Non bisognerebbe ora parlare di vino? Di bouquet color rubino, di profumo di spezie e di variegato attacco al palato?
Lo vorremmo fare ma la banalità fa male.
Dalla tenuta ci siamo portate oltre al vino, una storia che non vi raccontiamo per non sciuparvi il piacere di ascoltarla, passeggiando intorno a una piramide di vetro lì a ricordare a tutti le ragioni e gli obiettivi di una storia di rinascita, domandando a chi vi guiderà le ragioni di alcune scelte, cenni di araldica e spiegazioni sulle diciture (come ‘vino atto a diventare… ‘).
Abbiamo visto alcuni ruderi dell’edificio, di com’era, e partendo da uno scorcio di tetto sfondato ci siamo allontanati dal cortile dell’azienda immaginando insieme a Carlo come l’avremmo ritrovata tra qualche mese, quando ritorneremo lungo la strada che ora è in terra battuta, sicuri di trovare generosa accoglienza, quando, a fine prologo, la storia potrà davvero cominciare.
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