Pavia la bella - Proposta di una passeggiata

Lasciatevi condurre per Pavia la bella

24 July 2008
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Pavia, scorcio della Chiesa di Santa Maria del Carmine.

Pavia la bella
Proposta d’una passeggiata
Mino Milani
Luigi Ponzio e figlio
Editori in Pavia, 2000

“Procuratevi un giorno abbastanza fresco, per visitare o rivisitare Pavia: forse un giorno appena velato di bruma autunnale, e con rassegnate foglie morte sui viali: o forse che abbia la limpidezza della nuova primavera, quando le foglie dei pioppi hanno il colore d’oro vecchio e le acque del Ticino quello azzurro cielo. Potrebbe andar bene anche un giorno d’inverno, perché no?, ma degli inverni d’una volta, e non di quelli stupidi e soleggiati di adesso; un giorno con un cielo basso e grigio e folate di vento che facciano venir voglia d’entrare in un bar a bere qualcosa di forte e magari di caldo. Chissà che non dobbiate farlo, se mi avrete dato ascolto, e camminato senza badare all’orologio in questa città nemica del tempo”.

E quando avrete trovato il vostro giorno, fatevi accompagnare da Mino Milani, che con queste parole inizia il suo personale viaggio condiviso in una città che tanta parte ha avuto nella sua produzione letteraria.

Vi guiderà mostrandovi la città amputata della sua Torre Civica, crollata in primavera, nell’89, la mattina di quel boato sordo e violento, la mattina in cui i genitori facevano la spola in Università a cercare i figli, che non si capiva e che non c’erano i cellulari per tranquillizzare le famiglie.

La città che non vuole cambiare, che se ne sta un po’ chiusa e protetta all’ombra di Milano. La città da evitare d’estate, quando è ‘presa in ostaggio dalle zanzare’, la città che finalmente ‘non è una città per tutte le stagioni’.

Abbiamo sorriso più volte fra una pagina e l’altra perché Milani, come sempre, ti sorprende, raccontandoti con maestria quello che pensi di conoscere così bene. Che ci ricorda che Pavia non offre grandiosità e meraviglie, se le cercate fermatevi anche voi alla Certosa, basterà ad appagarvi. Pavia ‘va sul raccolto, sul piccolo; va sul mattone e sull’intonaco, non sul marmo’.
È così, è aristocratica e noncurante di lasciare affamato il turista della domenica.

Questo libro è l’anti-lonely, è una passeggiata intensa e sfaccendata, per disordinati esploratori senza orari. Il viaggio parte dal Castello Visconteo scenario di fasti e tragedie come quando nel 1373 il ponte levatoio cedette e un centinaio di dame e cavalieri morirono precipitando nel fossato. E via per l’Università, gli antichi collegi, le eleganti piazze, le antiche dimore, le mura spagnole e le torri. La città, ci si accorge presto, è rimasta com’era. Scoprirete l’abitazione che fu per qualche mese del Foscolo e per qualche tempo di Albert Einstein e vi affaccerete ai portoni sempre meno aperti di una città che vi consente di passeggiare tranquillamente la notte, ma pur sempre si guarda le spalle.
E via verso San Michele gioiello romanico ammalato e mai completamente guarito, qui si incoronavano i sovrani e una lapide segnala il punto preciso in cui le corone venivano poste sul capo dei regnanti, fra cui il Barbarossa, per dire.

Milani si affaccia oltre la città, verso il naviglio e poi verso Mirabello, una frazione di Pavia. E in ultimo, proprio prima di riprendere l’autostrada, suggerisce una sosta alla chiesa di San Lanfranco costruita verso il 1090 per un degno congedo.

Ah, con il maestro anche noi, vorremmo salire sul nostro tetto e ‘gridare di lassù:’ Ma lo sapete o no che è bella? Ma la volete difendere o no? Ma la amate o no?”
Eh, forse caro maestro, ci conceda, a qualcosa potrebbe servire.





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