Anfiteatro che va, orto che viene

di Kinzi@
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Roma, ingresso dell'orto Monastico di S. Croce in Gerusalemme.

Orto monastico di S. Croce in Gerusalemme
Piazza S. Croce in Gerusalemme, 12
Roma
Tel. +39 06 7014769/103
assamcroce@email.it
http://www.basilicasantacroce.com

Vendita prodotti orto
Martedì e venerdì dalle 16 alle 18
Mercoledì 9.30-12.30 e 13.30-18.30
Sabato dalle 10 alle 12

Non fatevi ingannare dalla semplicità della dicitura. Questo non è un semplice orto. È storia, contemplazione, simbologia, architettura, amore e rispetto per la natura. Pazienza e cura, ora et labora. È semplicità e bellezza, presente a passato insieme.

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I monaci cistercensi, dal 1561, amorevolmente coltivano (e vendono) carciofi, pomodori e patate all’interno dei resti di un anfiteatro fatto costruire dall’imperatore Eliogabalo nel III secolo come teatro di corte, poi inglobato all’interno delle mure aureliane.

L’orto-anfiteatro fa parte di un complesso costituito dal monastero e dalla Basilica di Santa Croce che custodisce le reliquie della Passione di Gesù. In origine, qui, c’era un’antica residenza degli imperatori romani.

Insomma il pedigree di questo luogo, stranamente poco conosciuto dai viaggiatori, è lunghissimo e senza eguali.

È di pochi anni fa la sapiente ristrutturazione dell’architetto Paolo Pejrone che ha restituito l’area alla coltivazione di ortaggi, fiori, frutti ed essenze conservando la possibilità di visitare le strutture archeologiche sottostanti. Ne ha anche rinnovato la simbologia cristiana: i vialetti si incrociano formando la figura simbolo della Basilica, al centro c’è un pozzo che rimanda all’ostia e alla fonte battesimale e ai lati dei vialetti ci sono i cipressi che, collegando cielo e terra, vogliono evocare la chiesa stessa.

L’orto in senso stretto è bellissimo, sprigiona profumo di lavanda, melissa e citronella. I viali sono ombreggiati da pergolati di castagno scortecciato in cui, in alcuni punti, si arrampicano rose o si infiltrano, rigogliosi, grappoli di kiwi ancora acerbi. Sulle mura, liberi, crescono i capperi. Non mancano gli ortaggi propri degli orti mediterranei, piante officinali e alberi di limone, fico, agrumi, melograno, loto, albicocche.

Niente è lasciato al caso, ogni pianta, ogni arbusto, ogni fiore ha un senso e un rimando, è posizionato con coerenza che pare filologica.

Per questo, per non perdere le sfumature di senso e anche per individuare il punto in cui si vedono i due livelli delle arcate dell’anfiteatro castrense, vi consigliamo la visita guidata (sabato mattina, dura un’ora e costa 5 euro; altrimenti, senza guida tutti i mercoledì dalle 9,30 alle 13,30 e dalle 15,30 alle 18,30).

Comunque sia, vi consigliamo di far coincidere la vostra visita con gli orari di apertura del negozietto accanto alla porta dell’orto opera di Jannis Kounellis (ferro battuto ritorto colorato con paste di vetro) in cui i monaci vendono gli ortaggi.
Ma qui abbandonate ogni attitudine contemplativa: i prodotti dell’orto vanno a ruba.





3 Risposte a “Anfiteatro che va, orto che viene”

  1. federico scrive:

    Grazie per questa segnalazione! Un angolo di Roma che non conoscevo e che visiterò presto volentieri.

    Federico

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  2. milena scrive:

    interessante!!! ne avevo sentito parlare ma non sapevo quando fosse possibile andare.
    Grazie Kinzia, andrò sicuramente a provare!

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  3. Sara scrive:

    ma è ankora possibile visitare l’orto?

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