Pasticceria Bocca di Dama a San Lorenzo
Bocca di dama. Le parole per dirlo

Pasticceria Bocca di Dama
Via dei Marsi, 4
Roma
Tel. +39 06 44341154
Orario: dalle 11 alle 20 (lunedì chiuso)
http://www.boccadidama.it
A un passo dalle mura aureliane che delimitano parte di San Lorenzo, all’inizio di via dei Marsi, c’è una pasticceria che semplicemente non ti aspetteresti di trovare in questo quartiere studentesco e notturno.
Siamo a Roma o a Parigi?
Entriamo e quello che ci colpisce, prima di gustare i dolci, è l’ambiente: alto, arioso, chiaro, curato nei dettagli e visibile dalla strada per via di grandi vetrate. C’era un vecchio laboratorio artigianale qui una volta e ne sono stati conservati i muri, scrostati.
Torte e paste del bancone, ricoperto da plexiglass bianco, si vedono grazie ad oblò ad altezza bambino. Non è difficile trovarne qualcuno incollato al vetro rotondo, intento a scegliere con cura un dolce. Su uno scaffale, a sinistra del bancone, sono impilati pacchi di biscotti e decine di scatole beige che servono per impacchettare i dolci da portare via. Semplici e raffinatissime.
Si capisce subito che qui la forma è importante e il servizio studiato. Il locale, scopriamo, è molto attivo nel catering e organizza eventi e anche mini-corsi di pasticceria. Non stupisce che alla guida di questa bottega del gusto ci siano due donne che provengono dal mondo dell’architettura e della comunicazione. Hanno scelto per la pasticceria uno slogan che non lascia spazio a dubbi interpretativi: “dolci per comunicare”.
E da mangiare. Aggiungeremmo. Perché una volta che hai addentato una pasta, tutte di ragguardevoli dimensioni e già questo ci piace, ti accorgi che dietro la forma c’è la sostanza. Ed è squisita. Ha un gusto pieno e completo, conserva la memoria di antiche ricette e nasce da una sapiente preparazione.
Da Bocca di Dama si entra per comperare dolci ma anche per assaporarli accomodandosi su delle poltroncine basse o ai tavolini che guardano via dei Marsi. Abbiamo sperimentato entrambe le cose. Ci siamo seduti e serviti con un tè e un espresso (su un tavolino si trovano un bollitore e una macchinetta per il caffé, self service) e, osservando attraverso una porta di vetro i pasticceri affaccendati nel vero e proprio laboratorio, abbiamo assaggiato la pasta tipica, Bocca di dama, appunto, a base di mandorle, ricoperta da una glassa bianca e decorata da una rosellina. Quindi, naturalmente per amore di cronaca, ci siamo addentrati lungo i sentieri dei sapori suggeriti da una pasta alle carote per poi perderci definitivamente in un altro dolce, una tortina, intrisa di pasta di mandorle, farcita di crema pasticcera e ricoperta da una meringa piacevolmente morbida.
Se questa pasta doveva dirci qualcosa sicuramente il suo messaggio primordiale era: mangiami. Con lentezza, con voluttà , con gusto. Senza niente togliere allo studio della comunicazione.











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