Cena al ristorante Casa Grugno di Taormina
Casa Grugno dopo Zangerl
Via Santa Maria dei Greci
Taormina
Tel. +39 0942 21208
http://www.casagrugno.it
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Ci siamo andati in una sera di fine dicembre, con alte aspettative. La cucina stellata di un austriaco in Sicilia è cosa da non trascurare. A Taormina piovigginava. Casa Grugno c’è parso all’inizio un luogo caldo e accogliente. Ma a ben vedere qualcosa stonava nell’arredamento. Sarà che il ristorante è ospitato in un meraviglioso palazzo del Cinquecento e alla bellezza austera della bianca pietra fuori, facevano da contraltare, dentro, controsoffitti con faretti e finte tende, gialle e rosse, a contornare una parete di specchi.
Abbiamo subito saputo che Andreas Zangerl, il cuoco austriaco che ha fatto guadagnare una stella Michelin al ristorante, non era più in cucina (ma a qualche metro di distanza, abbiamo poi saputo: si è spostato al nuovo hotel Metropole), e il prossimo chef ancora non era arrivato. Insomma abbiamo appreso sul campo di essere capitati nell’interregno. Ci hanno assicurato che la filosofia era la stessa, i piatti del territorio, la tradizione reinterpretata. Ma, abbiamo verificato, senza il tocco e la creatività di un maestro.
Non ci siamo tirati indietro. C’è da provare? Proviamo. Via allora con il menù degustazione mare. Abbiamo iniziato con lampuga affumicata su dadolata di cedri e pompelmo (nella versione originale doveva essere arancia siciliana) e salsa alla menta con gamberone appena scottato. Fresco e delicato nei sapori. Delizioso il primo: spaghettoni (Martelli) in guazzetto di pesce. L’amalgama tra pasta e pesce era assolutamente perfetto. La prima nota stonata è giunta con il secondo: il baccalà in tempura su salsa di datterino e di ceci era troppo salata, qualche ora in più in acqua non gli avrebbe fatto male. La caduta sul dolce: il millefoglie con crema alla vaniglia era composto da una sfoglia troppo pesante, quasi biscottata, non si amalgamava con la crema e la frutta. Per finire, selezione di formaggi con marmellata e miele. Ottima, questa sì, la selezione di vini: quattro calici per accompagnare il menù, dallo champagne al Perricone.
La cura nella composizione dei piatti non mancava. Ma che dire dei grissini che sembravano stantii e del mandarino di un assaggio di frutta troppo maturo?
Ne siamo usciti con l’impressione che il locale non sia all’altezza della fama e del conto: in due per due menù degustazione pesce e quattro degustazioni di vini abbiamo speso 200 euro. Meglio provarci tra qualche tempo quando, supponiamo, il nuovo chef darà un nuovo indirizzo tutto da sperimentare. Bisognerà aspettare un po’ però: scopriamo dal sito che il ristorante riaprirà a fine febbraio.
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