Gelatiere Musso, Mortara
Gelatiere gioielli giramondo, fragole e acciaio per una cucina da chef

Copyright Simonetta Castellazzi
Musso S.r.l.
Via Luigi Goia, 100
Mortara, Pavia
Tel. +39 0384 99093
Fax. +39 0384 92633
mussoicecreamachines@virgilio.it
sito internet in arrivo!
5 modelli prodotti, per famiglia e ristorante
E chi l’avrebbe mai detto, che persa in mezzo alle risaie, un’azienda artigiana a carattere familiare, da quarant’anni ormai produce piccole gelatiere elettriche da casa, piccoli gioielli di elettrodomestica che fanno bella mostra di sé nelle case dei più bei nomi del jet set internazionale.
Sì, perché a farci due chiacchiere con questo signore ottantenne che ha inventato, lanciato e prodotto la vera prima macchina per gelato da casa, si torna ricchi di aneddoti e risate, da un Agnelli che regala la gelatiera a personaggi di spicco della finanza internazionale (e non solo), ad Andreotti che la regala all’allora primo ministro francese Messmer, causando quasi un incidente internazionale, perché il sospetto ticchettio del timer aveva gettato nel panico la “sicurezza” francese.
E via così, presente nelle cucine reali d’Inghilterra, voluta da Clinton dopo aver assaggiato un gelato pare “strepitoso” in uno dei migliori ristoranti di Boston, questa gelatiera si è guadagnata la foto in primo piano di un servizio sulla cucina italiana del New York Times già nel 1997 e ha recitato da comparsa in numerosi film (tutto scoperto dopo e per caso).
Ma se il signor Piero si diverte a citare nomi straconosciuti, si commuove quasi a raccontare di sposi novelli, che, diventati nonni, con la stessa macchina intrattengono frotte di nipotini. O di quel chimico che tanti anni fa alla fiera campionaria di Milano, comprò una gelatiera, perché la sua bambina era malata, ma mangiava il gelato e lui studiava ricette bilanciate, per aiutarla a guarire. E da allora per tanto tempo, tornava a salutarlo e a raccontargli, di fiera campionaria, in fiera campionaria, di una bambina diventata signorinella, e poi donna ed infine mamma. O del nipote che porta a “revisionare” la gelatiera trovata nella cantina della nonna, e vedere quei primi modelli, forse meno “eleganti”, per il signor Piero è come tornare giovane…
E, visto che per lui ogni macchina è come una figlia, preferisce limitare la produzione, non transige sulla qualità, non si fa attrarre dal miraggio di facili guadagni, in Cina esporta ma non produce, niente sito internet ancora, che a lui basta il passaparola, e “queste macchine sono come le ciliegie” e ogni giorno è in azienda, a “lavorare”.
Ma ci fermiamo qui, che lo spazio è poco.
E anche per non rubargli la scena, perché se andrete a trovarlo preparatevi ad entrare in un pezzo di storia italiana.
Note pratiche a margine: le gelatiere sono semplici da usare e a fronte di una miscela ben preparata garantiscono in 30 minuti un vero gelato artigianale e genuino, non, come spesso accade, qualcosa di vagamente somigliante. Il successo è garantito!
Ristorante Torino, Mortara
Oca, per tradizione

Ristorante Torino
Corso Torino, 140
Mortara / Pavia
Tel. +39 0384 99600
Chiuso la domenica
E pensare che un tempo si chiamava Silvabella, Pulcra Silva, questo paese nel cuore della Lomellina, che la storia (o forse qualcuno solo per dispetto), ha ribattezzato, Mortara, vale Mortis ara, ma per favore! La leggenda vuole che il nuovo nome, benaugurante per il futuro della città , si debba alla vittoria di Carlomagno su Desiderio, intorno al 700; altare della morte proprio per via della strage di caduti longobardi.
La Lomellina è la terra più piatta che c’è.
Ci sono le risaie, le rane, il riso e le oche, quelle vere. Noiosa quotidianità per chi ci vive, forse, pittoresche specialità per chi ci passa.
A Mortara c’è un ristorante che tutte queste cose (salvo le risaie), le cucina, e le cucina bene. Al ristorante Torino, che si chiama così perché sta in Corso Torino (e basta), si possono gustare molti piatti a base di oca, a cominciare da patè e terrine (anche in insalata), per continuare con salami crudi e cotti.
Oca pure nel risotto, ma noi l’abbiamo preso al radicchio, anche se quello ai funghi porcini e mirtilli c’ispirava assai. Il ristorante è noto proprio per i suoi risotti, ma i crostoni di polenta e porcini erano deliziosi e nel menu si trovano voci ormai poco consuete, come ‘gallina’, senza che ‘gallina’ significhi cibo esclusivo, ma solo gallina.
E il conto, va detto, ci è parso genuino quanto il cibo.
Il locale è molto semplice ma piacevole. Mobili tradizionali delle campagne di qui. Dove la mattina presto c’è sempre la nebbia e d’estate proprio non si può mai mangiare fuori perché ci sono troppe zanzare. Dove le rane si fanno sentire e si vedono ancora le lucciole, sempre quelle vere.




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