Sono io, la sola, la Preferita!

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Broni, Pasticceria Indipendenza, il lavoro in laboratorio.

Copyright Simonetta Castellazzi

Pasticceria Indipendenza
Piazza Garibaldi
Broni, Pavia
Tel. +39 0385 51229
info@pasticceriandipendenza.it
http://www.pasticceriaindipendenza.it
Orari:
dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 20.00
Giorno di chiusura il lunedì

Alla Pasticceria Indipendenza noi ci siamo stati di sabato mattina, per essere certi di uscirne a mani piene, sì perché qui è tutto freschissimo e ad andarci più tardi si rischiava. La produzione è giornaliera e pur essendo generosa finisce, e quando finisce, finisce. Niente ricicli del giorno prima (che pure noi saremmo certi di poter apprezzare), qui non si transige, fresco vuol dire di giornata. Potevamo accontentarci dei fragranti grissini confezionati, quelli dolci perfetti per un languore di passaggio? Forse, ma noi eravamo li per lei: la preferita.

Il nome giustamente evoca immagini di piaceri voluttuosi, qui l’harem è zuccherato, calorico ma appagante. La preferita, la specialità, tre torte in una: la pasta frolla con un leggero strato di marmellata, la paradiso e una sfoglia che chiude. Un forziere di sapori declinati diversamente, anche con del cioccolato nella preferita tartufata. Anche in versione mignon, per un piacere individuale e abbondante. Che i bambini di Broni ci facciano merenda all’intervallo di scuola?

Ci hanno accolto con simpatia e raccontato un po’ di storia i proprietari, tutta una famiglia dal 1958 (la pasticceria è del 1870 ma solo a metà del secolo scorso passa agli attuali gestori), tutti golosi consumatori dei loro dolci (non l’abbiamo conosciuta ma ci fa una simpatia la moglie di Michele, Laura che pare che i dolci li sottragga furtiva mentre vengono prodotti, fingendo di nulla ai rimbrotti degli altri). Ci hanno offerto dei cannoncini che un attimo prima erano vuoti e un attimo dopo strabordavano di crema, meritato premio (e pranzo) della nostra trasferta.

Poi ci sono i brassadè, collane di biscotti che una cinquantina di anni fa venivano appesi al collo dei giovani dopo la Cresima. Antica offelleria, poi bar-pasticceria, oggi solo pasticceria questo piccolo negozio con laboratorio annesso ci ha conquistato. Allora gli abbiamo domandato se le torte ce le possono spedire, niente, qui si vende alla vecchia maniera, l’unica che garantisce piena soddisfazione al palato, qui non si rischia di deludere.

Abbiamo citato i grissini, i brassadè e la preferita ma c’è una varietà di paste da star lì delle ore a sceglierle nel rito (un tempo solo domenicale) del 2 col cioccolato, 1 con la frutta e 5 cannoncini (che piacciono a tutti). E poi ci sono i panettoni gastronomici e le veneziane per Capodanno.

Bella Broni, le colline, il vino, l’aria fresca, ma, come dire, la possiamo rifare la Cresima?

Broni, Pasticceria Indipendenza, il laboratorio. Broni, Pasticceria Indipendenza, i cannoncini appena sfornati. Broni, Pasticceria Indipendenza, il lavoro in laboratorio. Broni, Pasticceria Indipendenza, il lavoro in laboratorio. Broni, Pasticceria Indipendenza, il lavoro in laboratorio. Broni, Pasticceria Indipendenza, il lavoro in laboratorio. Broni, Pasticceria Indipendenza, il laboratorio. Broni, Pasticceria Indipendenza, la preferita. Broni, Pasticceria Indipendenza, i brassadè. Broni, Pasticceria Indipendenza, i pasticcini alla frutta. Broni, Pasticceria Indipendenza, i cannoncini. Broni, Pasticceria Indipendenza. Broni, Pasticceria Indipendenza. Broni, Pasticceria Indipendenza. Broni, Pasticceria Indipendenza.

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27 Novembre 2007



Le profezie di Antonietta: crema al popolo, pane vecchio al re!

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Pavia, Antica Pasticceria Casaschi, un bignè

Copyright Simonetta Castellazzi

Antica Pasticceria Casaschi
Corso Strada Nuova, 21
Pavia
Tel. +39 0382 26970
Orari:
dalle 09.15 alle 12.30, dalle 16.00 alle 19.30
Chiuso il lunedì

Vi trovate a Pavia? Per l’Università , per il Festival dei Saperi (in settembre), per lo shopping, per un giro in canoa sul Ticino, perché state andando a Casteggio per ragioni di vino e ci siete passati in mezzo o perché non sapevate che altro fare di sabato pomeriggio.

Se passeggiate lungo Strada Nuova, la via principale che collega l’Università al fiume, fate attenzione a una pasticceria sulla sinistra, scendendo verso il Ponte Vecchio. Da fuori è abbastanza anonima, in un indefinito stile vecchionuovo, come l’interno del resto, ma a dare carattere all’ambiente bastano i ‘bignè di Casaschi’. Non vorremmo oltraggiare tiramisù (delizioso davvero), profiterole e paste dalle proprietà miracolose, ma sono i bigné i dolci di Casaschi da non perdere.

Pistacchio, crema, zabaione, caffé, cioccolato, panna, pensate un gusto: c’è.

Il consiglio è di passarci, sceglierne uno e mangiarlo passeggiando in discesa. Perché così, ve lo assicuriamo, è ancora più buono che a casa.

Se l’appetito è serio, dovete sapere che il piatto tipico di Pavia è la zuppa alla Pavese, una zuppa di brodo, pane raffermo, formaggio e uovo fresco al centro. Si narra che Francesco I di Francia, durante la battaglia di Pavia, fu sfamato da una contadina locale che, impreparata alla presenza di un re alla sua tavola, s’ingegnò con quanto aveva in dispensa. Il re ne fu appagato e felice. Potete cercare un locale che la cucini (benché sia difficile trovarlo), chi l’ha assaggiata secondo la ricetta tradizionale, pare incredibile, ma ha reagito come il re, a meno che anche questa non sia una leggenda…

Pavia, Antica Pasticceria Casaschi, un bignè Pavia, Antica Pasticceria Casaschi, un bignè Pavia, Antica Pasticceria Casaschi, un bignè

16 Novembre 2007



Ti vuoi laureare? La cioccolata può aiutare ma, attenzione al monastero non andare!

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Pavia, Cesare.

Cesare
Corso Garibaldi, 15
Pavia
Tel. +39 0382 25074
Orari
dalle 10.00 alle 13.00, dalle 16.30 a mezzanotte
Chiuso il lunedì

Università di Pavia, primo anno, matricola.
Non si va alla Certosa di Pavia, benché meriti, perché “la matricola che va alla Certosa non si laurea e non si sposa”, e, se sul matrimonio è più facile soprassedere, beh sul resto… Non si tagliano i cortili della sede centrale dell’Università , la pena è sempre la stessa (almeno la peggiore: la mancata laurea). A parte alcune scaramantiche avvertenze si viene presto informati dell’esistenza di un luogo di culto: la latteria da Cesare.

La cioccolata di Cesare è straordinaria.
E funziona, perché lo zucchero fa bene al cervello, perché ti devi gratificare, perché per tutti c’è un esame da ripetere, perché sono triste e stasera poi non ceno. Ma probabilmente ancora non ci siamo capiti. La cioccolata di Cesare è la cioccolata, pura, scura e densa. La cioccolata che sa di cioccolata, che si mangia con la panna o, lo raccomandiamo, con lo zabaione, straordinario ripiego anche sul caffé. Cesare è un’antica latteria, sempre affollata, originale nell’arredamento con i tavoli in formica marrone chiaro e il bancone in acciaio. Latteria vera perché ci si va anche solo a comprare il latte.

Poi c’è Giuseppe da Cesare (che prende nome dal fondatore Enrico Cesare Fasani). Un signore con i baffi alla Dalì e l’aria burbera che la maggior parte probabilmente chiama Cesare, appunto. Poi c’è la moglie di Giuseppe, Donatella, bella e dall’aria un po’ altrove; ma solo apparentemente sovrappensiero, Donatella si muove con destrezza fra la folla di studenti tuonanti e affezionati non solo locali.

E d’estate, Cesare si nota, perché davanti alla vetrina (proprio di quelle che ti metti in coda e ricevi il cono) che dà sulla strada c’è sempre folla, coraggiosi gli avventori, sfidano le zanzare pur di conquistarsi la loro porzione di gelato, perché anche il gelato di Cesare è fantastico (in particolare quello alla crema). E i proprietari, abili giocolieri, spostano veloci i contenitori di acciaio colmi di gelato appena fatto e riempiono vaschette monoporzioni, coni o confezioni regalo da consumare dopo cena.

Un giorno un eccentrico manager italiano trasferito in Canada, a una cena in Svizzera, mi cita le delizie di Cesare come fosse una confidenza. Mettiti in coda fratello, perché Cesare è il patrono degli studenti!

Pavia, Latteria Cesare, l'ingresso. Pavia, Latteria Cesare, l'interno. Pavia, Latteria Cesare, l'interno. Pavia, Latteria Cesare, l'interno. Pavia, Latteria Cesare, l'interno. Pavia, Latteria Cesare, l'interno. Pavia, Latteria Cesare, l'interno. Pavia, Latteria Cesare, l'interno. Pavia, Latteria Cesare, l'interno. Pavia, Latteria Cesare, l'interno. Pavia, Latteria Cesare, l'interno. Pavia, Latteria Cesare.

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6 Novembre 2007



Gelatiere Musso, Mortara

Gelatiere gioielli giramondo, fragole e acciaio per una cucina da chef

di Butterfly
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Gelatiera modello Mini

Copyright Simonetta Castellazzi

Musso S.r.l.
Via Luigi Goia, 100
Mortara, Pavia
Tel. +39 0384 99093
Fax. +39 0384 92633
mussoicecreamachines@virgilio.it
sito internet in arrivo!
5 modelli prodotti, per famiglia e ristorante

E chi l’avrebbe mai detto, che persa in mezzo alle risaie, un’azienda artigiana a carattere familiare, da quarant’anni ormai produce piccole gelatiere elettriche da casa, piccoli gioielli di elettrodomestica che fanno bella mostra di sé nelle case dei più bei nomi del jet set internazionale.

Sì, perché a farci due chiacchiere con questo signore ottantenne che ha inventato, lanciato e prodotto la vera prima macchina per gelato da casa, si torna ricchi di aneddoti e risate, da un Agnelli che regala la gelatiera a personaggi di spicco della finanza internazionale (e non solo), ad Andreotti che la regala all’allora primo ministro francese Messmer, causando quasi un incidente internazionale, perché il sospetto ticchettio del timer aveva gettato nel panico la “sicurezza” francese.

E via così, presente nelle cucine reali d’Inghilterra, voluta da Clinton dopo aver assaggiato un gelato pare “strepitoso” in uno dei migliori ristoranti di Boston, questa gelatiera si è guadagnata la foto in primo piano di un servizio sulla cucina italiana del New York Times già nel 1997 e ha recitato da comparsa in numerosi film (tutto scoperto dopo e per caso).

Ma se il signor Piero si diverte a citare nomi straconosciuti, si commuove quasi a raccontare di sposi novelli, che, diventati nonni, con la stessa macchina intrattengono frotte di nipotini. O di quel chimico che tanti anni fa alla fiera campionaria di Milano, comprò una gelatiera, perché la sua bambina era malata, ma mangiava il gelato e lui studiava ricette bilanciate, per aiutarla a guarire. E da allora per tanto tempo, tornava a salutarlo e a raccontargli, di fiera campionaria, in fiera campionaria, di una bambina diventata signorinella, e poi donna ed infine mamma. O del nipote che porta a “revisionare” la gelatiera trovata nella cantina della nonna, e vedere quei primi modelli, forse meno “eleganti”, per il signor Piero è come tornare giovane…

E, visto che per lui ogni macchina è come una figlia, preferisce limitare la produzione, non transige sulla qualità, non si fa attrarre dal miraggio di facili guadagni, in Cina esporta ma non produce, niente sito internet ancora, che a lui basta il passaparola, e “queste macchine sono come le ciliegie” e ogni giorno è in azienda, a “lavorare”.

Ma ci fermiamo qui, che lo spazio è poco.
E anche per non rubargli la scena, perché se andrete a trovarlo preparatevi ad entrare in un pezzo di storia italiana.

Note pratiche a margine: le gelatiere sono semplici da usare e a fronte di una miscela ben preparata garantiscono in 30 minuti un vero gelato artigianale e genuino, non, come spesso accade, qualcosa di vagamente somigliante. Il successo è garantito!

Gelatiera modello Mini. Gelatiera modello Mini. Gelatiera modello Mini. Gelatiera modello Mini.

24 Luglio 2007



Ristorante Sasseo, Santa Maria della versa

Pomeriggio nel ‘Vecchio Piemonte’

di Tempesta
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Ristorante Sasseo

Sasseo
Località Sasseo, 3
Santa Maria della Versa, Pavia
Oltrepo Pavese
tel. e fax +39 0385278563
info@sasseo.com
http://www.sasseo.com

Oltrepo Pavese, Santa Maria della Versa, primavera. Se lo stereotipo è la Toscana, bene, siamo in Toscana anche qui.

Fuori dal piccolo paese di Santa Maria della Versa, noto ai più per il vino e l’omonima casa vinicola, in un casolare del 1700 c’è il Sasseo, ristorante, cantina, terrazza, patio, giardino, colline che degradano tutto intorno, campanili che spuntano, vitigni e la cucina, una cucina che è musica.

Varcato il portone ci si sente accolti, dal posto e dalle persone. Da entrambi con gentilezza e garbo. E prima di pranzo già ci immaginavamo in giardino, comodamente adagiati, per il caffè. Ma andiamo con ordine: il pranzo.
Lo Chef è Silvano Vanzulli e la sua cucina è all’altezza dello scenaro, o viceversa?

Per dare un’idea, abbiamo preso: terrina di foie gras d’anatra con mele stufate e pan brioches, degustazione di salumi dell’Oltrepò con cestino di verdure all’agrodolce, risotto agli asparagi, noci di capesante grigliate con salsa al curry leggero e verdure, maialino con patate, e ancora, del delizioso gorgonzola naturale affinato nel Moscato con marmellata di fichi, cremè brulée profumata alla vaniglia, fondente di cioccolato amaro, coulis di lamponi e gelato alla crema. E che sorpresa, la spesa! Con il vino, meno di 40 euro a persona.

Dopo pranzo abbiamo visitato le cantine, un edificio del 1500 dove, al primo piano si può cenare al secondo degustare e la terrazza per una serata in compagnia di amici. Al Sasseo c’è la possibilità di dormire, una sola camera, intima e isolata, proprio accanto alla terrazza, per gli sposi, nel caso. Che proprio ci si debba sposare? Non l’abbiamo chiesto.

E alla fine, come si poteva presagire, in giardino, a godersi il sole già troppo deciso per essere in primavera.

Il Sasseo non è per tutti, è per chi non ama la folla, apprezza la buona cucina e oltre al buono, stima il bello, nel piatto e fuori. L’Italia, tutta piena di Toscana!

Pavia, Santa Maria della Versa, Il Sasseo. Pavia, Santa Maria della Versa, Il Sasseo. Pavia, Santa Maria della Versa, Il Sasseo. Pavia, Santa Maria della Versa, Il Sasseo. Pavia, Santa Maria della Versa, Il Sasseo. Pavia, Santa Maria della Versa, Il Sasseo. Pavia, Santa Maria della Versa, Il Sasseo. Pavia, Santa Maria della Versa, Il Sasseo. Pavia, Santa Maria della Versa, Il Sasseo. Pavia, Santa Maria della Versa, Il Sasseo. Pavia, Santa Maria della Versa, Il Sasseo. Pavia, Santa Maria della Versa, Il Sasseo. Pavia, Santa Maria della Versa, Il Sasseo. Pavia, Santa Maria della Versa, Il Sasseo. Pavia, Santa Maria della Versa, Il Sasseo. Pavia, Santa Maria della Versa, Il Sasseo. Pavia, Santa Maria della Versa, Il Sasseo. Pavia, Santa Maria della Versa, Il Sasseo. Pavia, Santa Maria della Versa, Il Sasseo. Pavia, Santa Maria della Versa, Il Sasseo.

20 Aprile 2007



Fashion Vintage Show al Castello di Belgioioso, Pavia

Fashion Vintage Show: (tra)vestirsi al Castello

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Fashion Vintage Show

Fashion Vintage Show
Castello di Belgioioso
Via Garibaldi 1
Belgioioso, Pavia
Tel. +39 0382.970525 o 0382.969250
Fax. +39 0382.970139
info@belgioioso.it

20 Aprile
dalle ore 15,00 alle ore 19,00 preview riservata ad operatori e giornalisti
Dal 21 al 25 Aprile
orario continuato dalle ore 10,00 alle ore 20,00
Biglietto d’ingresso
intero 8,00 euro / ridotto 5,00 euro
http://www.belgioioso.it/vintage/index.asp

E gli occhiali grossi che la mamma indossava nella foto sul lago? Che fine hanno fatto?
Frugate nei cassetti dei parenti? Vi aggiudicate aste su E-Bay a tutte le ore? Recuperate zie anni ottanta solo per dei pantaloni a sigaretta e una blusa con le maniche a pipistrello?

Tutti al Castello di Belgioioso dal 21-25 Aprile 2007 per la sedicesima edizione del Fashion Vintage Show , una kermesse (termine ‘very vintage’) che si è guadagnata la fama di più importante d’Europa. Sarà che il maniero amplifica il fascino del vintage, di certo la visita vale anche per lo scenario. Per una volta, questa moda è strappata a showroom e mercatini e recupera toni di vanità e vezzo da cortigiane.

Vintage è ricerca ma è anche piacere di far rivivere capi abbandonati per un po’ (per la precisione da almeno vent’anni), capi con storie sconosciute, abiti della domenica, abiti indossati solo un pomeriggio in campagna, pezzi unici o improbabili ritrovamenti, chissà .

A Belgioioso si possono trovare abiti e accessori dal 700 agli anni 80, che è come dire dalla Locandiera ai Duran Duran.

Dall’alta moda agli accessori ironici, purché usati purché in buono stato, per travestirsi oltre che vestirsi. Una domenica per sentirsi un po’ Audrey un po’ Coco.

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17 Aprile 2007



Pasticceria Vigoni, Pavia

Monaci, erbe mediche e spose: quando la trasgressione è dolce

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Pasticceria Vigoni

Pasticceria Vigoni
Strada Nuova, 110
Pavia
Tel. +39 0382 22103
info@tortavigoni.it
http://www.tortavigoni.it

Torta Paradiso: storie di frati e segreti.
La leggenda vuole che un frate, uscito un giorno in gran segreto dalla Certosa di Pavia per cercare delle erbe curative, abbia incontrato una giovane sposa e da lei abbia avuto la ricetta del delizioso dolce.

Ma perché un frate dovrebbe uscire in gran segreto solo per delle erbe mediche? Illustri fughe dai conventi sono letteratura, ma per ragioni più triviali. E una volta incontrata una giovane (e avvenente aggiungiamo) sposa, perché mettersi a discorrere di farine e lieviti?

Silenzio, pentimento e penitenza. Accantonate le insinuazioni, veniamo al dunque.

La torta paradiso a Pavia è nota anche come Torta Vigoni, sì, come ‘il Pinguino’ e ‘la Polaroid’ ormai Vigoni sta per Paradiso. Nel 1878 Enrico Vigoni comincia a produrla e ancora oggi, la Pasticceria Vigoni, così come altri forni pavesi, continua a confezionare le migliori.
Farina, fecola di patate, burro, zucchero, uova, lievito e buccia di limone grattugiata, per questa torta che è perfetta a colazione e piace, piace a tutti quelli che non ne sono stati vittime da piccoli, bambini con la bocca piena di torta e il maglione di zucchero a velo (che si spolvera sopra prima di servirla ma dopo aver tolto la carta metallizzata che la protegge).

Ottima certo, ma certamente ‘ingolfante’ per il povero infante.

Vi raccomandiamo di acquistarla alla pasticceria Vigoni vicino alla sede centrale dell’Università , un antico negozio in stile liberty dove ci si può accomodare per un assaggio; ne esistono altri due, più recenti e molto meno suggestivi.
A colazione o all’ora del te.
E poi alla Certosa non ci fanno il liquore con le erbe… mediche?

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14 Aprile 2007



Forno F.lli Collivasone dal 1890, Parona Lomellina

La ricetta segreta

di Tempesta
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Forno F.lli Collivasone dal 1890

Forno F.lli Collivasone dal 1890
Vicolo Turati, 1
Parona Lomellina, Pavia
Tel. +39 0384 253018
Fax. +39 0384 252975
info@collivasone.it
http://www.collivasone.it (soon)

Questa è una storia di segreti e misteri, come nei film. Due sorelle di Parona Lomellina, un paese piccolo piccolo vicino a Pavia, alla fine del 1800 inventarono la ricetta di quello che col tempo sarebbe diventato il biscotto tipico della zona: l’offella.

Il gustoso biscotto, probabilmente offerto ad amici e parenti, riscuote successo. Tuttavia la ricetta rimane segreta, la leggenda vuole che le due sorelle non l’abbiano mai ceduta (forse divulgata a fidate casalinghe amiche), mai venduta al principale industriale del dolce locale, disposto a sborsare ben 20 mila lire per la preziosa sequenza di ingredienti e dosi. Ventimila lire allora erano un sacco di soldi, ma Pasqualina ed Elena dovevano essere veramente fiere e gelose del loro ‘biscotto’.

Del resto si sa come vanno queste cose, molti pasticceri locali presero a produrre le offelle, con qualche indizio liberamente tratto perché la farina è farina, e così le uova, il burro, lo zucchero e l’olio d’oliva.

Per fortuna non funziona così, come la Coca Cola, anche le vere offelle hanno conservato il loro sapore unico, una sintesi di gusto e tradizione familiare. E nel 1969 oltre all’Apollo 11 Leggi tutto »

22 Marzo 2007



Ristorante Torino, Mortara

Oca, per tradizione

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Ristorante Torino

Ristorante Torino
Corso Torino, 140
Mortara / Pavia
Tel. +39 0384 99600
Chiuso la domenica

E pensare che un tempo si chiamava Silvabella, Pulcra Silva, questo paese nel cuore della Lomellina, che la storia (o forse qualcuno solo per dispetto), ha ribattezzato, Mortara, vale Mortis ara, ma per favore! La leggenda vuole che il nuovo nome, benaugurante per il futuro della città , si debba alla vittoria di Carlomagno su Desiderio, intorno al 700; altare della morte proprio per via della strage di caduti longobardi.

La Lomellina è la terra più piatta che c’è.
Ci sono le risaie, le rane, il riso e le oche, quelle vere. Noiosa quotidianità per chi ci vive, forse, pittoresche specialità per chi ci passa.
A Mortara c’è un ristorante che tutte queste cose (salvo le risaie), le cucina, e le cucina bene. Al ristorante Torino, che si chiama così perché sta in Corso Torino (e basta), si possono gustare molti piatti a base di oca, a cominciare da patè e terrine (anche in insalata), per continuare con salami crudi e cotti.

Oca pure nel risotto, ma noi l’abbiamo preso al radicchio, anche se quello ai funghi porcini e mirtilli c’ispirava assai. Il ristorante è noto proprio per i suoi risotti, ma i crostoni di polenta e porcini erano deliziosi e nel menu si trovano voci ormai poco consuete, come ‘gallina’, senza che ‘gallina’ significhi cibo esclusivo, ma solo gallina.
E il conto, va detto, ci è parso genuino quanto il cibo.

Il locale è molto semplice ma piacevole. Mobili tradizionali delle campagne di qui. Dove la mattina presto c’è sempre la nebbia e d’estate proprio non si può mai mangiare fuori perché ci sono troppe zanzare. Dove le rane si fanno sentire e si vedono ancora le lucciole, sempre quelle vere.

Mortara, Ristorante Torino. Mortara, Ristorante Torino. Mortara, Ristorante Torino.

11 Marzo 2007



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