Sulla Terra - On The Ground, Serie DMZ DC/Vertigo

Manhattan DMZ: reportage dal futuro

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di Paolo A. Livorati*

Sulla terra - On The Ground.

Sulla terra**
Serie DMZ
DC/Vertigo
Planeta DeAgostini, 2007
128 pagine
Prezzo: 10,95 euro
(L’uscita del secondo volume, Il corpo di un giornalista, è imminente)

“Ogni giorno è l’11/9″ dice una scritta su un muro. È la New York di DMZ, la serie a fumetti sceneggiata da Brian Wood e disegnata dal nostro Riccardo Burchielli.

In un prossimo futuro, con le forze armate USA impegnate in quattro diversi conflitti su tre continenti, le milizie spontanee dell’ovest sono insorte, scatenando la seconda guerra civile americana. L’isola di Manhattan, per il suo valore simbolico, è stata dichiarata Demilitarized Zone (DMZ, appunto), con i due eserciti ai lati a scambiarsi missili, in uno stallo insuperabile. Chi dei suoi abitanti non è riuscito ad approfittare delle confuse e limitate operazioni di evacuazione vive bloccato lì da anni e si arrangia come può, quasi sempre senza acqua e luce, senza rifornimenti dall’esterno e con quel poco di ordine garantito / o meno / da milizie e bande locali. Leggi tutto »

24 Gennaio 2008



101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita di Ilaria Beltramme

Scacco a Roma in 101 mosse

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101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita.

101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita
Ilaria Beltramme
Newton Compton Editori, 2007
323 pagine
Prezzo: 13,90 euro

I passaparola, gli indirizzi sussurrati all’orecchio di un amico sotto giuramento di non divulgare l’informazione, i luoghi scovati un po’ per caso e mai più abbandonati. Ilaria Beltramme svela tutto. Consegna le chiavi della capitale, mettendo nero su bianco le coordinate di quella mappa della città che i romani, nativi o d’adozione, custodiscono gelosamente, salvo poi centellinare qualche informazione al bisogno.

Perché, a leggere con attenzione questo volume, ci si accorge che c’è davvero tutto: la pasticceria di via Cernaia dove i nottambuli divorano la succulente sorchetta calda di forno, il classico aperitivo preso in piedi a Campo de Fiori accompagnato solo da qualche triste pistacchio, i templi della pizza bianca con olio a crudo (e non chiamatela focaccia che non vi capiscono), la “gita” al mare di Ostia con il trenino saturo, la musica che si irradia dall’Auditorium, la spesa nell’orto dei frati di Santa Croce in Gerusalemme, i chioschi della grattachecca che puntellano le notti romane, il riso e le spezie che profumano l’aria del mercato Esquilino, il lato torto e ritorto e aggrovigliato del quartiere Coppedè, i pomeriggi d’arte al MACRO. Leggi tutto »

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23 Gennaio 2008



Alla ricerca del gusto perduto

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In viaggio per Fattorie & Cantine 2008.

Fondazione Campagna Amica

In viaggio per Fattorie & Cantine 2008
La buona tavola di campagna, i vini, i prodotti tipici: oltre 5000 indirizzi per scoprire il gusto della tradizione italiana
Istituto Geografico De Agostini
819 pagine (pubblicità compresa) più atlante stradale
Prezzo 19,90 euro

Anna, ex Esselunga addicted, si è definitivamente convertita. Ha rinunciato alla raccolta punti fragola ed ora, ogni fine settimana che si rispetti, trascina suo marito e il loro bambino nelle aziende agricole intorno a Lecco. Da Teresa Rigamonti trova frutta e verdura biologica, al mulino di Ermanno Cazzaniga prende la farina, anche quella che serve per fare la polenta (a Missaglia, in via Papa Giovanni XXIII 40). Quindi fa un salto alla cascina Ghezzi a Merate (via Adamello 28) dove trova latte crudo. Ci perde una giornata, ma alla fine le si legge negli occhi la soddisfazione per aver riempito la dispensa con una scorta di prodotti sani e genuini: sa da dove vengono e conosce chi li ha coltivati o prodotti. E in più ha risparmiato. Per il resto della settimana si appoggia a un gruppo di acquisto solidale, www.equaazione.org. Recuperare i sapori di una volta è stato sempre il suo pallino e ora, dopo anni passati a girare per fattorie e a comparare cibi e prezzi può ben dire di aver trovato la sua strada. Una strada che la riporta ai sapori dell’infanzia, quando andava a prendere le uova fresche dal contadino e vedeva il fattore che mungeva la mucca.

Ecco, ci è venuta in mente Anna, la sua tenacia e il suo entusiamo, la sua voglia di restituire al figlio i sapori che ha conosciuto da piccola, leggendo la presentazione della appena nata Fondazione Campagna Amica, che si propone di “fare in modo che le famiglie, le mamme, i consumatori possano decidere se figli e nipoti abbiano diritto agli stessi rapporti umani, allo stesso gusto nei cibi, ai paesaggi, al clima e alla bellezza che i nostri territori hanno regalato alla nostra infanzia”. È una fondazione che tira le orecchie al consumatore distratto e lo invita a farsi qualche domanda prima di addentare quello che si è messo nel piatto e ad amare ed apprezzare di più il territorio in cui vive. L’iscrizione è gratuita e dà accesso a informazioni su prodotti tipici, punti vendita ed eventi a tema. Promette anche “agevolazioni per l’acquisto di prodotti agroalimentari nei mercati gestiti direttamente dai coltivatori”.

Chi è incuriosito dal tema ed è tentato di abbandonare il supermercato per la campagna può iniziare sfogliando l’edizione del 2008 della guida “In viaggio per fattorie e cantine”. E vedere quali sono le aziende vicino a casa che producono vino o le fattorie in cui acquistare olio, formaggio, frutta o verdura, fermarsi a pranzo o pernottare. Gli indirizzi sono 5000 e sono suddivisi per regione. Sono anche elencati i prodotti tipici (DOP, IGP, tradizionali o biologici). Una sana lettura aiuta ad incasellare l’oliva ascolana del Piceno nelle Marche, il pane di Genzano nel Lazio, ‘NduJa e ‘Ndura in Calabria. Può essere di qualche utilità quando, in trasferta, siamo a caccia di cibo o vino tipici oppure quando vogliamo ripassare le delizie che produce la nostra terra. E soprattutto ci spinge a (ri)assaggiare una buona volta il latte crudo. Dicono che sia molto buono. E chi se ne ricorda più il sapore?

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8 Gennaio 2008



Al contadino non far sapere…

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Con gusto. Storia degli italiani a tavola.

Con gusto. Storia degli italiani a tavola
John Dickie
Editori Laterza, 2007
437 pagine
Prezzo 20,00 euro

Dimenticate il mulino bianco (esiste, tra l’altro, si trova nelle campagne di Siena), la trattoria in mezzo agli ulivi, i prosciutti appesi alle travi del soffitto nella cucina di una casa di campagna e la famiglia raccolta intorno al tavolo sotto il pergolato mentre la mamma porta a tavola la pasta. Tutti cliché di cui abbondano spot e ricettari. Cliché, appunto. Fate piazza pulita di questo immaginario agreste e ripartite da un detto: “Al contadino non far sapere quanto sia buono il cacio con le pere”. Come dire, secondo John Dickie: tu abitante di città non rendere partecipe dei tuoi segreti gastronomici il contadino che produce buona parte degli ingredienti che ti ritrovi a tavola.

Insomma la cucina italiana che il mondo ci ammira non è tanto contadina quanto ci si potrebbe aspettare (la gente nelle campagne fino a metà del XX secolo mangiava malissimo e nei ricettari che dovrebbero tramandare piatti contadini gli ingredienti non sono poi così poveri). Potere e conoscenza, ingredienti e mercati sono di casa nelle città. Vedere alle voci mostarda di Cremona, bistecca fiorentina, risotto alla milanese, saltimbocca alla romana. E via di seguito.

Parte da questi presupposti l’ultimo libro di John Dickie, interessante viaggio nella storia della cucina italiana e al tempo stesso storia dell’Italia attraverso la cucina. Dalla tavola medievale e dai banchetti rinascimentali di Ferrara fino alla rivoluzione di Slow food passando attraverso il ricettario che grazie anche ai tortellini bolognesi riabilitò Sofia Loren. A volte nel tentativo di trattare in modo esaustivo un tema (vedi capitolo “Genova, 2001-2006. Pesto disonesto?”) si perde il centro della narrazione, appiccicando insieme tessuti appartenenti a trame differenti. Ma nel suo complesso la lettura è davvero piacevole, fatta di excursus storici e intessuta di puntuali riferimenti anche al passato più recente. Di certo aiuta il formarsi di una visione d’insieme di un paese che si esprime, si racconta e soprattutto si capisce attraverso quello che, di città in città, mette a tavola.

Una perplessità e una notazione. La perplessità (p. 11): l’autore confessa candidamente di non avere nella maggior parte dei casi assaggiato le delizie del mangiare di cui scrive (”delizie provate soprattutto da altri e solo occasionalmente da me in prima persona”). La notazione (p. 12): l’autore forse non sa quanto sia delicato affrontare la questione “cappellacci di zucca di Ferrara” senza citare gli omologhi tortelli di zucca alla mantovana. E dire che ne scrive proprio lui: in Italia, si sa, il campanile… Che si sia schierato?

31 Dicembre 2007



Povera chiara d’uovo! Ammaestramenti di cucina e di vita.

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Il Quattrova illustrato.

La cucina elegante
Ovvero
Il Quattrova illustrato

E.V. Quattrova
Con prefazione di Pietro Gadda e disegni di Tomaso Buzzi e Gio Ponti
Editoriale Domus 1992 IV Edizione

Mangiare è una casa seria.
Lettore, se non sei compreso della verità e dell’importanza, veramente vitale, di questa solenne affermazione, ti compiango: questo libro non è per te.

Se girando per bancarelle vi capitasse fra le mani un volumetto bianco di duecento pagine che comincia con questo monito e poi tratta di cucina con parlare forbito e curiosi disegni, forse avete fra le mani un esemplare del Quattrova, allora se il volume è del 1931 andatene fieri, ma se pur fosse una delle quattro ristampe fatevelo bastare, è un’incredibile finezza, da conservare o regalare.

Storia, costume, economia (domestica come si diceva), il Quattrova dà un saggio di ognuna di queste materie, l’autrice inizia dalle mani della cuoca, quella buona e quella cattiva, dando rudimenti per distinguerle e continua con una veloce analisi del modo di mangiare, un tempo vorace e ‘oggi’ più contenuto, La bellezza d’oggi, per quanto Gio Ponti non la pensi o non la disegni così, è bellezza magra, snella, di linea: stiamo con Marinetti e niente pastasciutta, signore e signorine, pochi dolci, non bevete durante i pasti: e, per carità, rifuggite da birra e banane. E via con i consigli per l’organizzazione della cucina perfetta e l’educazione della (riferiamo) giovane servetta.

E poi la tavola, le luci e l’ordine dei piatti, norme in qualche caso di piena attualità, in qualche altro a sottolineare i più di settant’anni trascorsi dalla stesura. Abbiamo ritrovato tutto il disappunto delle nostre nonne per gli antipasti ‘allettante ma velenosa miscellanea di piatti freddi’ e scoperto un incontenibile disprezzo dell’autrice per le patate e una profonda adorazione per il pomodoro. Ricette e consigli di cucina e anche un po’ anche di vita. E a metà circa un’esortazione, un elogio alle novità, dove le novità si traducono in ‘brodo di cocco’ e ‘minestra di noci’, per esempio.

Ci siamo immaginate un diner dansant a casa nostra, credendo di veder entrare ‘l’uomo d’affari’ con ‘l’abito da società’ per riconoscerci davvero, a poche pagine dalla fine, con Zafirina, la cuoca veloce: Degli affezionati parenti, di passaggio per la vostra città, si sono invitati a colazione da voi. Voi accorrete dalla campagna sgomenta: la vostra casa è smontata, non avete portato con voi persone di servizio. Non potete contare che su un fornello a gas, sull’aiuto de una trepidante portinaia di buona volontà e sulle risorse della vostra sia pur disorientata intelligenza. Occorre un piano di battaglia, senza incertezze, né indugi: la vostra buona fama è in gioco [...]
Beh, almeno per via della disorientata intelligenza!

Il Quattrova illustrato. Il Quattrova illustrato. Il Quattrova illustrato.

27 Dicembre 2007



Caro Babbo Natale, serve un aiutino?

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I corvi di Aldous Huxley.

I corvi
di Aldous Huxley
illustrato da Beatrice Alemagna
Il Castoro
Prezzo 12,50 euro

Mirabell
di Astrid Lindgren
illustrata da Pija Lindenbaum
Motta Junior
Prezzo 12,00 euro

Tutta la nostra comprensione a Babbo Natale: in questi ultimi anni l’offerta delle case editrici per l’infanzia si è fatta così ampia e raffinata che risulta difficile scegliere. Nel nostro piccolo vorremmo segnalargli qualche titolo.

Il nostro evergreen è “365 pinguini” di Jean-Luc Fromental. Il colpo di fulmine è scoccato un anno fa e da allora, questo libro dalle grandi dimensioni, non ha mai preso polvere sulla libreria. Narra di una famiglia che viene sconvolta dalla consegna quotidiana di un pacco contente, per l’appunto, un pinguino. Così ogni giorno, che fa sette pinguini in una settimana e trenta in un mese, per tutto un anno, con i disagi che ne seguono: casa e giardino invasi, bagno perennemente occupato e posti sul divano davanti alla tv pure. Uno straripamento che non si riesce a contenere neppure cercando di riordinare i pinguini in una cassettiera appositamente costruita. I bambini adorano questo volume: con Tommaso lo abbiamo letto talmente tante volte che ormai le grandi pagine illustrate di arancione, nero e blu sono consunte e, conoscendola a memoria, ci possiamo permettere mille variazioni sulla trama.

Dello stesso editore segnaliamo a Babbo Natale (per bimbi da sei a dieci anni, ma anche prima se glielo leggete voi) un altro piccolo gioiello: I corvi, l’unico racconto per l’infanzia scritto da Aldous Huxley. Il manoscritto originale si perse in un incendio ma per fortuna i vicini di casa dello scrittore inglese ne conservarono e tramandarono una copia. Huxley lo confezionò durante le vacanze natalizie per la nipotina Olivia che all’epoca (siamo nel 1944) aveva cinque anni. Le raccontò di una coppia di pacifici corvi che si vede sottrarre ogni giorno un prezioso uovo, ingoiato da un ingordo serpente a sonagli. Storia crudele, ma il lieto fine c’è: grazie all’intervento di un saggio gufo il serpente viene reso inoffensivo e addirittura usato come filo per il bucato su cui appendere i pannolini dei piccoli corvi.

Infine siamo convinte che alle piccole lettrici farebbe piacere ricevere Mirabell, favola incantevole. Ha come protagonista una bimba che abita in una casetta di campagna e che desidera tanto avere una bambola. Un giorno riceve da un misterioso omino un semino giallo che riluce come oro. Lo pianta e con enorme meraviglia si accorge che quello che sta spuntando nel suo giardino è il cappellino rosso di una bambola. Storia d’autore, questa, e che autore: Astrid Lindgren è la mamma di Pippi Calzelunghe.

Infine, caro Babbo Natale, per i bimbi refrattari prova con “Io odio leggere“. Chissà mai che funzioni.

365 pinguini di Jean-Luc Fromental. Mirabell di Astrid Lindgren.

19 Dicembre 2007



Parla come mangi. Info-riflessioni intorno al codice culinario

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Perché agli italiani piace parlare di cibo

Perché agli italiani piace parlare di cibo
Un itinerario tra storia, cultura e costume
Elena Kostioukovitch
Sperling & Kupfer Editori, 2006
Prezzo 22,00 euro
Vincitore del Premio Bancarella della Cucina 2007

A questo libro ci introduce Umberto Eco, con tre pagine di prefazione. Lo fa perché Elena Kostioukovitch è la traduttrice in russo dell’autore e nel farlo Eco riflette su fatti che confida al lettore, il suo interesse in viaggio per il cibo locale, per esempio, perché anche attraverso l’esperienza culinaria si arriva alla comprensione di una civiltà. E poi, i suoi personaggi mangiano ‘moltissimo’ ci ricorda Perché, se ti avventuri nelle isole dei mari del Sud o nell’Oriente bizantino, o in un universo scomparso da centinaia o da decine di anni, devi far mangiare il lettore, per condurlo a capire come pensano i personaggi.

La Kostioukovitch conduce noi a una riflessione già col titolo. È evidente, la nostra lingua abbonda di metafore linguistiche sul cibo, infatti noi rendiamo pan per focaccia, mettiamo troppa carne al fuoco, alcuni sono buoni come il pane e le cose talvolta capitano a fagiolo. La materia è nota e studiata ma sempre sorprendente fermarsi a valutarne la portata, l’autrice cita Andrea Tagliapietre che nel suo articolo La gola del filosofo. Il mangiare come metafora del pensare scrive Noi abbiamo ‘appetito’ di conoscenza, ’sete’ di sapere o ‘fame’ d’informazioni. Noi ‘divoriamo’ un libro, ‘facciamo indigestione’ di dati, abbiamo la ‘nausea’ di leggere o di scrivere, non siamo mai ’sazi’ di racconti, ‘mastichiamo’ un po’ di inglese.

Come è vero che noi si parla di cibo in tutti i contesti, e, a nostra impressione il fenomeno, oltre ad aggregare, ‘lievita’. La conversazione gastronomica non avviene dietro il banco del macellaio ma in azienda dopo una riunione, in treno, alle cene, persino facendo sport. Coinvolti: tutti. Avete mai avvertito esitazione o imbarazzo se l’argomento di conversazione è il risotto?
Il libro è il viaggio immaginario di una straniera dapprima sorpresa poi conquistata. L’autrice ci accompagna dal Friuli Venezia Giulia alla Sardegna. E tra una regione e l’altra degli ‘Intermezzi’, di zona in zona, il catalogo si arricchisce di spunti storici, sociologici, politici, popolari o colti.

Non ci è parso un libro da divorare ma da gustare.

16 Dicembre 2007



Non tutte le oche sono stupide

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Niente di Remy Charlip e Eric Dekker

Niente
di Remy Charlip e Eric Dekker
Traduzione di Paolo Cesari
Pagine 48
Formato 19×14,5
Prezzo 10 euro
http://orecchioacerbo.com

‘Niente ammorbidisce i vostri capelli, spazzolatevi i denti con niente, lavatevi il viso con niente, niente per pulire il lavandino, niente impedirà ai vostri piedi di puzzare, niente riempirà la vostra vita’. Il lancio pubblicitario in grande stile di un prodotto che si chiama, per l’appunto, “niente” parte dagli studi di una trasmissione televisiva, dove una donna, l’ospite di turno, ripete quanto adori apparire. Le proprietà di questa merce, d’altronde, sono davvero stupefacenti, guarisce addirittura i bambini ammalati. Alla fine della reclame anche la donna se ne convince e annuncia che di certo farà una bella scorta di niente.

Una storia pensata per piccoli che di certo può far riflettere anche i grandi.

Perchè i libri di Orecchio Acerbo, questa piccola casa editrice romana nata pochi anni fa nello stesso quartiere in cui visse a lungo Gianni Rodari (Monteverde vecchio), colpiscono sempre. Non sono solo curatissimi e originali, nelle illustrazioni, nei materiali, nelle forme e nei dettagli. Lo sono anche per la scelta dei contenuti, di forte personalità e mai banali. Per ammissione degli stessi editori, queste creature di carta non nascono per colmare un vuoto di mercato. Orecchio acerbo di ricerche di mercato non ne fa, per statuto. Nascono invece, sempre, da un pensiero.

“La nostra idea - scrivono gli editori - è che in un mondo percorso da profonde contraddizioni sia necessario non tanto instillare nei più piccoli grandi certezze quanto alcune piccole incertezze. Non sempre le mamme profumano, non tutte le oche sono stupide, esistono luoghi del mondo in cui i bambini non sono nè amati nè buoni”.

Nasce in questo humus “niente” e con la forza di un tratto essenziale e del bianco a nero, sbeffeggia a modo suo il modo predominante di fare pubblicità: troppo colorato, chiassoso, invasivo. Cieco.

Date un’occhiata anche al resto della produzione, sul sito c’è il catalogo. A noi piacciono soprattutto le creazioni di Fabian Negrin che per Orecchio Acerbo non solo illustra ma scrive. Suo è “In bocca al lupo” in cui la storia di Cappuccetto Rosso è raccontata dal punto di vista del presunto cattivo. Finalmente.

12 Dicembre 2007



Ricette della memoria e per la memoria

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Le ricette della memoria e l'arte di fare la spesa di Davide Paolini.

Le ricette della memoria e l’arte di fare la spesa
Davide Paolini
Sperling & Kupfer, 2007
pp. 289
17 euro

Sabato 15 dicembre
ore 18,30

Spazio Eventi Mondadori Multicenter
Piazza del Duomo
Milano

Discutono con l’autore, della borsa della spesa:
Franco Cazzamali, macellaio in Romanengo; Enzo Rossi, pastaio di Campofilone; Lino Enrico Stoppani, Peck Milano. Modera l’incontro Alessandra Casella.

http://www.gastronauta.it

Ci sono profumi e sapori che evocano emozioni personali, il nostro è quello della conserva di pomodoro fatta in casa, o meglio in cortile, con pentolone, fuoco e legna, dalla nonna. In agosto, come preciserà anche l’autore (pag. 40), ma quando in agosto faceva ancora così caldo da far pensare a una stregoneria, e nel rito anche la cottura dei vasi nelle pentole, altre pentole, per la sterilizzazione. Una pratica misteriosa agli occhi dei bambini.

E poi ci sono i simboli, come il riso al latte. Così Paolini comincia il suo ricettario personale, citando il riso al latte, che noi non abbiamo nemmeno assaggiato benché siamo fra quelli che ancora ne riconoscono il valore trasversale. 45 pagine di consigli per i prodotti protagonisti delle ricette che riempiono le successive 230.

Siete di quelli che guardano con stima il carrello delle signora accanto, pieno il doppio caro la metà? Vi potrebbero servire per lenire l’umiliazione. Paolini comincia con la stagionalità del pesce, della frutta, della verdura e passa poi ai consigli per la scelta di pasta, olio, tagli di carne, latte, formaggi, salumi e così via. Sapere e buonsenso per chi frequenta scaffali e banchi, reali o virtuali. E poi le ricette, la raccolta che l’autore, conterraneo di quell’Artusi, comincia con la bruschetta e termina con la zuppa inglese.

Introduzione, ingredienti, procedimento e curiosità nella struttura della pagina. Il primo personale dove compare la memoria di incontri speciali (come con Tognazzi), di fidanzate, di università, di parenti e amici, un po’ goliardiche un po’ nostalgiche. L’ultimo informativo.

Noi abbiamo scoperto la frittata coi rosolacci e soprattutto i rosolacci, papaveri selvatici che in Romagna si saltano in padella, per esempio. E che la ricotta fritta (pag. 206) al Gastronauta non evoca ricordi.

Per imparare e per esercitare la memoria.

Noi proveremo il riso al latte, per certo.

10 Dicembre 2007



e la montagna è di nuovo incantata

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La leggenda dei monti naviganti.

La leggenda dei monti naviganti
di Paolo Rumiz
I Narratori / Feltrinelli, 2007
339 pagg.
18.00 euro

“Dalle alpi alle piramidi… ” no, quella era la famosa poesia.
“Dalle alpi agli appennini”, anche se in fondo di poesia sempre si tratta.
Perché questo libro di Rumiz è poesia, è musica, è bellezza.

Rumiz nella sua avventura di percorrere e cavalcare “la gobba montuosa della balena Italia”, da Fiume dove nascono le Alpi a Capo Sud, il punto più a sud d’Italia, ci trasmette tantissime emozioni differenti. La bellezza di una natura incontaminata, e non. Non si può stare indifferenti davanti allo spettacolare racconto dei nostri monti, descritti in maniera emotiva e vibrante, di una natura che va oltre il limite del tempo.

Musica, delle acque che percorrono le valli, dei gridi di uccelli, le voci degli animali che ancora popolano le nostre montagne.
E poesia, nelle storie della gente che le abita, poesia dei nostri vecchi, di tradizioni orgogliose, di visi segnati dal tempo e dal luogo ove si dimora.
Ed ancora il clamore di tutta una storia che vede protagoniste le nostre montagne, e testimoni delle vicissitudini umane e dei mutamenti, non sempre positivi, che ne sono derivati.

La vera storia di Ozti, e di De Stefani, e Rigoni Stern, di Walter Monatti e tanti altri.
Storia di uomini, che hanno amato la montagna come parte di se stessi, come si ama una madre, e come si ama una amante.
Da ascoltare la montagna che rumoreggia, che fa sentire la propria voce.

È un libro da gustarsi a piccoli bocconi, per coglierne integro il sapore di libertà e immensità.

26 Novembre 2007