L'Azienda Agrituristica Fonda nel Parco del Beigua a Varazze
Conrad e l’erba Luisa. Consigli per una domenica speciale

Azienda Agrituristica Fonda
Parco del Beigua
Via al Deserto, 13
Varazze, Savona
Tel. +39 019 918201
Cell. +39 349 2895890
agriturismo.fonda@libero.it
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Per andare all’osteria della Fonda, esci dall’autostrada Milano – Ventimiglia all’altezza di Varazze. Dopo il casello, pieghi a sinistra per Cogoleto. Percorri l’Aurelia, tra tornanti di cicale e
batuffoli rosei di oleandri. Sulla destra, il mare, sembra luccicare i suoi silenzi solo per te.
Dopo il cartello di Cogoleto, un ottocento metri e, sulla sinistra, in ripida salita, prendi per Sciarborasca. Un monte di sterpi, di pinastri che si divincolano dopo gli incendi eterni: poi, il manicomio di Cogoleto, mezzo in piedi mezzo diroccato, enorme nella sterminata tristezza della
custodia della follia e del suo dolore.
In cima, dopo Pratozanino, a Sciarborasca, prendi sulla sinistra, per l’Eremo del Deserto, e ti arrampichi su una salita faticosa, stretta, ma suggestiva. Non è più mare, potrebbe essere, indifferentemente, Tunisia o Caucaso ed è Liguria, quella dei campi e della terra, quella aspra, povera e profumata di origano e rosmarino. Vai su, in salita o di costa, vai, sono circa venti minuti.
Poi, arrivi all’Eremo, casone poco incline a fantasie di meditazione, e te lo lasci sulla destra per salire ancora, in un bosco ombroso, bello, selvaggio. Un ruscello, un ponte, una brutta strettoia, sempre un’aria sgarrupata e malinconica, odore di castagni e di fieno. Dal nulla, quando hai deciso di maledirci e che hai sbagliato strada, c’è uno slargo tra gli arbusti: sei alla Fonda, casotto di pietra e legno, intonacato di rosso sbiadito, un pergolato da baita di montagna, pietra, le fronde di castani e noccioli, l’afrore dei fichi col loro latte resinoso che spande pace.
Ti senti sperso nel passato, forse non com’era, ma come te lo immagini, coi ricordi della nonna e dei pranzi a ferragosto sull’incerata a quadri… qualche gatto arrotolato in una cesta, gli stivali da lavoro e delle zappe fanno da contorno ad una fontanina a cui si attinge l’acqua per il pranzo. Mentre aspetti, puoi farti un giro a dei laghetti, abissi di pietra sprofondati nell’acqua di un ruscello. Acqua fredda, che ti estenua nel ricordo di avventure…intaglieresti una barchetta di corteccia per giocare a navigare tra le rapide.
Oppure, se vuoi, fai due passi sulla costa della collina dietro l’osteria: cavalli che vogliono carezze ed erba fresca, galline, a centinaia, che chioccolano discrete. E l’orto dell’ostaia, coi suoi filari di zucchine, le melanzane viola dal capo ostinato, i pomodori inchiattati nel loro rosso e il basilico, orgoglioso del suo profumo, veloce nell’estate.
Al pranzo, non perderti focaccia, antipasti e dolci: sono molto buoni, più che primi e secondi, decorosi, tuttavia. Anche il liquore ” erba Luisa” che ti intorpidisce fino al giusto punto, quello di sognare le immagini dei tuoi ricordi, mollemente a rotolare dentro la testa.
Il caffè viene servito con la macchinetta della moka, come un tempo le vecchie lo portavano, tutte curve e caparbie per la loro utilità anchilosata, sul tavolo degli ospiti. Puoi passarti il pomeriggio, a raccontare agli amici le tue storie – di mare e di costa, come Conrad – mentre il chiacchierio della cucina ti accompagna, sinfonico come una viola, nei profumi.
Se vuoi fare un giro, ti trovi mirti, rosmarino, fichi, meline, susine, appese al miracolo della stagione, selvatici e fieri..
E un ovile di pecore ti bela la sua meraviglia di essere guardate, come star, dalla tua attonita modernità …
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