Il contagio di Walter Siti


Della borgata e d’altri demoni

di Kinzi@
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Il contagio di Walter Siti, Mondadori.

Il contagio
di Walter Siti
Mondadori
339 pagine
Prezzo 18 euro

Una rappresentazione lucida e spietata, delle persone e degli atti, dell’ambiente e delle fatalità . Così Carlo Emilio Gadda recensiva Una vita violenta di Pier Paolo Pasolini. Una definizione che abbiamo trovato calzante anche per Il contagio di Walter Siti (curatore, non a caso, delle opere di Pasolini nei Meridiani).

La scena è invariata: i sobborghi di Roma. Il romanesco, così espressivo e corrivo, la lingua comune. La disperazione, consapevole o più spesso inconsapevole, è la stessa, anche se sono passati cinquant’anni.

È tutto nella parabola di Mauro, il borgataro che tenta di emergere, di affrancarsi dal suo ambiente di provenienza. Palazzinaro con soldi di illecita provenienza, allaccerà una relazione con un’intellettuale di sinistra (anche lei, complicata e disperata) e arriverà fino negli Stati Uniti prima di gettare la maschera perché incapace in fondo di fare il salto e seguire fino in fondo le sue ambizioni.

Ed è tutto nel viaggio al contrario dell’anziano professore universitario, alter ego dell’autore, che, innamorandosi di un borgataro palestrato con sogni di successo infranti, si contagia, mortalmente: più che un insegnamento è stato un contagio: sono tornato da una spedizione etnografica e i bacilli si sono incestati nel mio sangue. La sua è una caduta senza rete.

Ma non c’è salvezza per nessuno, nel Contagio. Per rapinatori, ultrà violenti, spacciatori, prostitute e marchettari. Ma anche per politici, carabinieri, commercianti, femministe. Proletari, piccoli borghesi, intellettuali. Tutti, proprio tutti, stiamo per essere contagiati: Roma, l’Italia, si stanno trasformando in un’immensa borgata, intesa come categoria dell’anima più che geografica (Ho teorizzato che tutto il mondo stava diventando gay; ora teorizzo che il mondo sta diventando un´immensa borgata dice il narratore).

È disperazione, ovunque. È cocaina, sempre. È assenza di un futuro e ricerca univoca del piacere immediato. Sesso e sentimenti sono in vendita. Superficialità e ignoranza guidano le azioni. Tutto è giocato sul limite, oscillante, tra una solitudine impossibile e una socialità infelice.

Fa male leggere questo libro, capace di raccontare come un romanzo corale e di spiegare come un saggio storico e antropologico. Fa male perché si è messi a muso duro di fronte a una realtà desolante, che sarebbe comodo ignorare. Le borgate sono descritte come brandelli di città isolati in piena campagna, chiuse in loro stesse, dominate da un’indifferenza cronica (e ironica) a tutto (I borgatari apprezzano qualunque novità , prosperano dentro l’assenza di disciplina come i topi nel formaggio.)

Chiusa l’ultima pagina si ha l’impressione di sapere qualcosa di più sull’altra città, quella che in centro si sente a disagio e di cui ci si ricorda solo quando assurge agli onori delle pagine della cronaca nera.

Della borgata e d'altri demoni, 5.0 out of 5 based on 24 ratings
12 settembre 2008

In: Libri



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