Sanremo, passeggiata a La Pigna
Dove i raggi del sole ‘scendono diritti’

Sanremo, La Pigna
Oratorio di Nostra Signora dei Dolori, già San Sebastiano
Lunedì 10-12
Mercoledì 15-17
Giovedì 10-12
Sabato 10-12 15-17
Entrata libera
Non l’avevamo mai passata la porta che da Via Palazzo conduce su, verso un’altra Sanremo, fermi quel pomeriggio a seguire l’esempio di Calvino quando scrive ‘cancellavo polemicamente tutto il litorale turistico – lungomare con palmizi, casinò, alberghi, ville / quasi vergognandomene; cominciavo dai vicoli della Città vecchia, risalivo per i torrenti, scansavo i geometrici campi dei garofani… ‘. Lo scrive nella presentazione alla nuova edizione rivista e corretta del suo primo romanzo, ‘Il sentiero dei nidi di ragno’, nel 1964, quasi vent’anni dopo la prima edizione.
L’abbiamo passata quella porta alla ricerca dei vicoli di Pin e il nostro viaggio è cominciato dove prima finiva, all’angolo con la Pasticceria Primavera, laboratorio da cui escono fra i migliori baci di San Remo. Dopo la porta la mappa che ci anticipa il dedalo di vie che attraverseremo in una passeggiata che durerà un paio d’ore, nella città vecchia, La Pigna, una fortificazione medievale che comincia con la trecentesca Porta di Santo Stefano.
Attraverso le Rivolte di Santo Stefano, un lungo porticato a volte a crociera si raggiunge la Piazzetta dei Dolori e accanto l’Oratorio di San Sebastiano, prima tappa. Poiché la peste nel 1502 risparmiò la città , venne costruito questo oratorio, dedicato al santo protettore contro la peste. All’ingresso sorprende un po’ la finta lapide della metà del 600 con l’ammonimento ai sanremesi (poco rispettosi verso l’autorità genovese) di non orinare o sporcare sotto il portico di accesso al palazzo, pena una multa.
Si continua per vie e piazze dal campo semantico affine, dopo Piazza dei Dolori, Via della Prudenza, Vicolo Provvidenza, ma prima di arrivare in Via Umana merita una sosta la chiesa di Santa Brigida, santa di origine svedese. Non si sa quando le suore dell’ordine giunsero a Sanremo, certo è che abbandoneranno la città alla fine del XVI secolo, quando il convento passa ai Cappuccini.
Fate una sosta nella Piazza del Capitolo, nel cuore della Pigna, su cui affaccia il primo palazzo pubblico dove si riuniva il Capitolo appunto, prima forma di amministrazione della città .
Da lì, si attraversa un sistema di porte collegate da uno spazio coperto, il cui arco interno risale alla cerchia muraria del XIV secolo.
Archi, fontane, scalinate, cortili, passaggi coperti in un insieme che oggi evoca suggestioni medievali e insieme sapori di casbah, fiori e paraboliche, panni stesi e botteghe, per un po’ di focaccia o due fotocopie. Fin su, fino al secentesco Santuario della Madonna della Costa che domina la città e a cui si accede da un’ampia salita alberata. Ad animare la nostra visita un matrimonio, il sagrato pieno di invitati, tanto da domandarsi quanti fossero rimasti all’interno dell’edificio, interno che abbiamo visitato appena, per via di una perpetua impaziente. ‘Portate rispetto a chi lavora’ urlava, ‘non si viene in visita a mezzogiorno!’. Ce ne siamo andati così, come ospiti indesiderati all’ora di pranzo, a ritroso lungo quei vicoli che:
‘Per arrivare fino in fondo al vicolo, i raggi del sole devono scendere diritti e rasente le pareti fredde, tenute discoste a forza d’arcate che traversano la striscia di cielo azzurro carico.
Scendono diritti, i raggi del sole, giù per le finestre qua e là in disordine sui muri, e cespi di basilico e di origano piantati dentro a pentole ai davanzali, e sottovesti stese appese a corde; fin giù al selciato, fatto a gradini e a ciottoli, con una cunetta in mezzo per l’orina dei muli’.
Così termina la visita e inizia la storia di Pin.











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