Eataly Roma
Eataly secondo Roma
Eataly ai romani piace tantissimo, complice la calura esterna e l’aria condizionata interna di questo centro commerciale di cibi di alta qualità tutto trasparenze e spazi aperti. Il contesto è imponente, la creatura di Oscar Farinetti ha occupato gli spazi dell’Air Terminal della stazione Ostiense, realizzato dall’architetto postmoderno Julio Lafuente per i Mondiali di calcio del ’90. Il quartiere è periferico e popolare ma la Stazione Ostiense e la vicina metro garantiscono un passaggio continuo. Nello stesso edificio, con involontari e anche un poco buffi richiami a colore e nome, ci sono gli uffici di Italo, l’ultima creatura di Montezemolo.
La formula è la stessa di Torino e Milano, solo lo spazio più ampio: punti vendita di prodotti alimentari eccellenze di varie regioni d’Italia, spazi dove mangiare ai tavolini o al bancone divisi per tema, ad esempio verdure, pasta, carne, pesce, pizza, dolci, piadina romagnola, panini di ‘Ino caffè. All’ultimo dei quattro piani, affacciato sulla periferia urbana dalla parte in cui tramonta il sole, c’è il ristorante Italia guidato dallo chef Gianluca Esposito, che vanta il record di ospiti illustri a pochissimi giorni dall’apertura, e il tavolo dei dieci fortunati. Beh non solo fortunati, anche benestanti: si siederanno a partire da settembre serviti da chef come Adrià Ferran e Michele Bottura dieci commensali che avranno vinto all’asta il posto. Prezzo base: 300 euro. Il ricavato in beneficenza.
Tutto è coerente in Eataly, tutto funziona. L’idea è che si giri e si assaggi. I prodotti sono di qualità . I prezzi non bassi. Per avere un’idea: nel ristorantino che serve verdura prendendo pomodori al riso con finocchio; insalata mista e minestrone con il pesto genovese, bevendo una birra, tutte cose semplici a base di ingredienti buoni, abbiamo speso in tre 40 euro. Il pane e l’acqua (“a volontà ” c’è scritto sul menu: nel senso che per il pane vi portano un sacchettino di carta contenente tre pezzi, poi se ne volete ancora dovete chiederlo) costano 1 euro a commensale.
La regola è questa: si sceglie il tavolo, ci si impossessa del tagliandino che ne riporta il numero, si paga e solo dopo ci si siede e si mangia. Nella sede di New York succede il contrario, come al ristorante, si mangia e solo dopo si paga. Si intuisce, con un misto di irritazione e di rassegnazione, quale possa essere il motivo.
Poi il modello astratto si cala nella città : abbiamo trovato chi ci ha sfilato il numero del tavolo mentre stavamo ancora cenando per potersi avvantaggiare alla cassa battendo sul tempo chi era già in coda. L’appunto è proprio la frenesia, lo stress, il brusio, le code, cose da centro commerciale che stonano con una filosofia del mangiare bene e sano e slow.
Tra le chicche, di questo mondo agreste che si vede in filigrana, il profumo solido naturale creato da Giovanna Zucconi e Michele Serra: non poteva che avere il packaging di un libro.











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