Il Ristorante di Armani a New York
Fifth Avenue, dove osano le aquile

Armani 5th Avenue
717 Fifth Avenue (angolo 56th Street)
New York
Tel. (212) 207-1902
Da lunedì a sabato 11:30 - 22:30
Domenica 11:30 - 17:00
http://www.armani5thavenue.com
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È stato inaugurato il 18 febbraio fra le celebrità , da Martin Scorsese a Mira Sorvino per citarne due, il nuovo concept store di Giorgio Armani sulla Quinta Strada, progettato per inciso da Massimiliano e Doriana Fuksas. Tre piani collegati da una sinuosa scala, un vortice che collega gli spazi destinati alle varie collezioni del celebre stilista, fino ad arrivare al ristorante, in cima.
Consigliamo di esplorarlo l’edificio, che spicca fra gli illustri brand che affollano la zona dello shopping più patinata di New York. Il sistema di led che avvolge l’esterno proiettando immagini di sfilate incuriosisce dal marciapiede, a due passi com’è da Tiffany & Co., Louis Vuitton, l’ormai altrettanto popolare Abercrombie e tutti gli altri.
Ci siamo stati di mercoledì sera, senza bisogno di prenotare. Saliamo in ascensore, passiamo accanto all’imponente bancone, ottimo approdo per un aperitivo al tramonto, e raggiungiamo un tavolo vista New York, o meglio vista boutique Quinta Strada, comunque una accattivante premessa. L’ambiente è moderno e raffinato, nero e metallo. Ci rilassiamo subito, si può fare, e ordiniamo crocchette di gamberi e insalatina fresca come antipasto e a seguire branzino in crosta di patate con cubetti di carote e zucchine, un paio di bicchieri di pinot grigio e il caffè. Pane caldo e gentilezza in abbondanza, soprattutto quando un cameriere si accorge che può parlare italiano e ci adotta, benché fuori dalla sua area; diciamo che noi non eravamo in cerca d’affetto e il confine tra gentilezza e eccessiva confidenza fra compaesani a volte è lieve e all’estero, si sa, talora greve.
Tra le opzioni anche il menu di Mr Armani, in generale i piatti in menu sono semplici e si direbbe puntino sulla qualità della materia prima, fra le pietanze fritti e carpacci, soprattutto di pesce. I prezzi dai 15 ai 23 dollari per gli antipasti, dai 16 ai 40 dollari per i primi e i secondi.
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=T48HBFrnB4Q&hl[/youtube]
La regia è di Lorenzo Viani, chef consulente dell’avventura newyorkese dello stilista piacentino. Le crocchette di gamberi erano molto ma molto delicate, il branzino dal sapore poco definito e le verdure si dimenticavano in fretta. Anche i biscottini offerti col caffè non hanno lasciato traccia. L’atmosfera, l’edificio, l’indiscusso valore dello chef oltre che, of corse, del grande designer e anche quell’intima italianità che ci fa sempre ‘tenere per gli azzurri’, tutto spinge verso un giudizio complessivamente favorevole; in verità il cibo (almeno quanto abbiamo assaggiato noi) è l’aspetto più debole dell’intera esperienza. Niente da segnalare salvo forse il conto, 100 orgogliosi dollari a testa che avremmo trovato adeguati se solo il cibo ne fosse stato all’altezza.
Realistica la conclusione di Frank Bruni che sul blog del NYT, riguardo al cibo, scrive: “there wasn’t really anything that made us want to rush back”, e spiace dirlo.
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