I Chiostri di San Barnaba a Milano
Glicini, Statue, Memoria e Pesci. Quattro amici ai chiostri
Anche noi il giorno dopo l’abbiamo detto, l’abbiamo detto in presenza del più milanese d’adozione di tutti.
- Non sembra nemmeno di essere a Milano!
Ma si fa per dire, non ce ne vogliate. È un’espressione come un’altra per dire che un locale fuori dallo stereotipo ‘fashion, fingers & sushi’; e poi ai chiostri sembra di stare altrove davvero. Qualcuno dice Bologna, noi Firenze, mentre siamo proprio dietro al tribunale e a due passi dalla Rotonda della Besana.
L’impressione quando si entra è incantevole e bersi una caipirinha all’ombra dei due alberi centrali, su comode sedute in una cornice rinascimentale, essenziale e rigorosa, non è cosa di tutti i giorni. I tavoli sono debitamente distanziati e se ignoriamo la fontanella che precipita l’acqua in una pozza a forma di cuore con dei curiosi tocchi di vetro verde dentro, se la consideriamo una tollerabile smagliatura, il resto ci incanta, persino con le zanzare scendiamo a patti.
Poteva continuare così, eppure…
Eravamo in quattro, invece di disperderci in quattro bicchieri che si sa, all’aperitivo appartengono quasi ovunque a un’anonima triade Gewà ¼rztraminer, Mà ¼ller-Thurgau e Chardonnay, abbiamo chiesto una bottiglia. La cameriera ci porta una lista dalla quale scegliamo una Falangina, proposta a 15 euro.
Ordinazione presa la giovane rientra per tornare dopo qualche secondo, dispiaciuta, a comunicarci che non può portare come ordinazione una bottiglia da 15 euro o meglio, lo può fare purché si sia disposti a pagarla 25. Scopriamo così un imperativo: la prima bottiglia deve costare 25 euro!
Che 15 euro fossero pochi è fatto condiviso, tuttavia, perché portarci un menu con quella proposta. Un errore, andava rimediato meglio, o no?
Abbiamo optato per 4 bicchieri qualunque, speso 24 euro e ci siamo fermati senza il piacere di concederci un secondo giro visto che l’occasione era da festeggiare.
Il buffet, romanticamente protetto da una zanzariera di quelle bianche da letto (idea che abbiamo trovato gentile), era un tesoro poco ghiotto, pane e pomodoro troppo bagnati entrambi, pasta indefinita e panini che ad addentarli ti facevano compagnia per metà serata.
Che peccato disporre di uno fra i luoghi più belli di Milano e trattarlo così.
Il ristorante non l’abbiamo provato e difficilmente ci capiterà di farlo.
Ai chiostri, aperitivo a parte, ha sede la Società Umanitaria, un’istituzione nata più di cento anni fa grazie a un lascito di Prospero Moisé Loria, un mecenate mantovano. La società nasce e resta un ente morale senza fini di lucro. Ora, il complesso è interessato da un progetto di riqualificazione. Un nuovo ampio parcheggio sotterraneo consentirà di preservare gli alberi del Cortile dei Platani, oltre a fornire i fondi per la manutenzione straordinaria degli edifici storici.
Vi consigliamo di chiamare e prendere accordi per una visita guidata ai quattro chiostri (Glicini, Statue, Memoria e Pesci) e l’ex Refettorio francescano, oggi Salone degli Affreschi. In questo periodo al chiostro dei Glicini c’è il cinema all’aperto, organizzato in collaborazione con l’Anteo. Il programma è interessante e focalizzato soprattutto su registi esordienti. C’è tempo fino al 7 settembre.
Il luogo va comunque visitato, voi, prendetevi un Martini e non fatela lunga.

































Stupenda cornice, una delle più suggestive a Milano in primavera/estate. Ottimo per un aperitivo (non a buon mercato), da evitare a cena. Cucina rivedibile, prezzi esagerati e poca poca cortesia nel servizio. In avvio ci viene chiesto se gradiamo un prosecco freddo, come dire di no? C’erano 33 °C. Peccato che sul conto mi ritrovo la bellezza di 10 € x i due calici di vino… Resta solo il bel ambiente e un buco ingiustificato nel proprio portafogli.