Bombay, Puna e Isola di Elephanta


I sensi e le contraddizioni. Tour in India

di Federico
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 Media: 4.4/5   Voti: 27

India, Bombay, stazione notturna.
Foto di Ludovica e Federico

Bombay
Puna
Isola di Elephanta

Siamo arrivati in India atterrando a Bombay (o Mumbai come oggi è stata ribattezzata). Già appena usciti dal perimetro dell’aeroporto ci si rende violentemente conto di cos’è la città: capitale dello Stato del Maharastra, centro finanziario ed economico del Paese, sede di una delle più dinamiche borse dell’Asia ma anche specchio fedele delle contraddizioni dell’India con le sue baraccopoli sterminate cariche di disperazione.

India, Bombay, stazione notturna. Foto di Ludovica e Federico. India, Bombay, Choapatty beach. Foto di Ludovica e Federico. India, Bombay, Gateway of India e Taj Mahal Hotel. Foto di Ludovica e Federico. India, Bombay, Prince of Wales Museum. Foto di Ludovica e Federico. India, Bombay, stazione notturna. Foto di Ludovica e Federico. India, Bombay, Victoria Terminus. Foto di Ludovica e Federico. India, Bombay. Foto di Ludovica e Federico. Foto di Ludovica e Federico. India, Bombay. Foto di Ludovica e Federico. India, Bombay. Foto di Ludovica e Federico. India, carro di Ganesh a Puna. Foto di Ludovica e Federico.

Il modo migliore per girare la città è a bordo di uno delle migliaia di risciò gialli e neri che come api a motore ronzano incessantemente giorno e notte. L’impatto con Bombay può essere difficile per il clima umido, il traffico opprimente e l’inquinamento, noi però abbiamo deciso di passarci qualche giorno e non ci siamo pentiti.

All’inizio abbiamo deciso per un tour classico delle monumentali testimonianze dell’architettura anglo-britannica come il Prince of Wales Museum, con la sua ricca collezione di statue e dipinti di arte indiana (compreso il busto di un dio Hindu con le sembianze di Apollo, testimonianza del contatto tra le antiche popolazioni del Subcontinente indiano ed i greci di Alessandro Magno), il Gateway of India, costruito per celebrare la visita di Giorgio V d’Inghilterra. Vicino, sorge il Taj Mahal Hotel, fatto erigere nei primi del ‘900 da Mr. Tata, industriale indiano, per avere il primo hotel di lusso in India che fosse accessibile anche ai non europei. Imperdibile poi un giro nell’area di Victoria Terminus (anche chiamata VT Station) che altro non è che la Stazione Centrale di Bombay, costruita nell’800 dagli inglesi quale inizio della creazione del fantastico ed efficientissimo sistema ferroviario indiano.

Il nostro tour è poi continuato con una visita all’isola di Elephanta che si trova a circa due ore di (lenta) navigazione da Bombay. È un luogo davvero magico dove templi Indù scavati nella roccia più di mille anni fa, ci hanno introdotto per la prima volta nel complesso pantheon indiano.

La sera ci siamo lanciati – con l’aiuto di alcuni amici locali – alla scoperta della Bombay by-night esperienza che consigliamo a tutti! Può infatti capitare come a noi di ballare l’irresistibile indi-pop con accanto ragazzi sikh con turbante e modaiole giovani indiane, rappresentanti della MTV generation, per poi terminare la serata a notte fonda con un milk-shake al mango ed uno snack speziatissimo mentre i venditori del mercato già affollavano le strade con le loro mercanzie trasportate da muli o a spalla.

Dopo qualche giorno è stato però piacevole abbandonare il trambusto di Bombay per andare a festeggiare il Festival di Ganesh nell’affascinante ed antichissima città di Puna, che i Britannici avevano eletto capitale alternativa a Bombay durante il periodo monsonico e che dista circa 4 ore di treno. Il tragitto è stato magnifico. Le montagne che circondano Puna sono verdissime e durante il periodo dei monsoni decine di cascate rendono il panorama ancora più affascinante.

A Puna abbiamo potuto visitare uno dei più antichi mercati di tutta l’Asia, l’interessantissimo Raja Dinkar Kelkar Museum (con le sue corazze dei guerrieri Rajput e coltelli di tutti i tipi), abbiamo oltrepassato l’elegantissimo Ashram di Osho, molto gettonato tra gli occidentali ma soprattutto abbiamo reso omaggio al Gandhi National Memorial, dove il Mahatma fu agli arresti domiciliari per circa due anni prima della vittoria finale della lotta per l’indipendenza. Il giorno successivo ci siamo dedicati al grande Festival di Ganesh, il dio con la testa di elefante veneratissimo nello Stato del Maharstra. Lord Ganesh – come viene chiamato – è portato in processione mentre tamburi giganteschi e carri con enormi coloratissime statue degli dei Indù fendono una folla oceanica rumorosa, variopinta e partecipe. Un evento che colpisce tutti i sensi a nostra disposizione e che credo sarà difficile dimenticare.

India, Puna, carri alla festa di Ganesh. Foto di Ludovica e Federico. India, Puna, fedeli di Ganesh. Foto di Ludovica e Federico. India, Puna, Festa di Ganesh. Foto di Ludovica e Federico. India, Puna, aspettando Ganesh. Foto di Ludovica e Federico. India, Puna, festa di Ganesh. Foto di Ludovica e Federico. India, Puna, Ceneri di Gandhi. Foto di Ludovica e Federico. India, Puna. Foto di Ludovica e Federico.





4 Risposte a “I sensi e le contraddizioni. Tour in India”

  1. federico spinucci scrive:

    Ciao a tutti!

    per mia colpa ho dimenticato di precisare che buona parte delle foto sono della mia fantstica compagna di viaggio Ludovica!

    un saluto

    Federico

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  2. Anna Maria scrive:

    Cari Fede e Ludò,
    Che bello questo racconto e spero che sia presto completato dalla descrizione e foto delle restanti avventure indiane!
    Viaggiare con la testa ha sempre un suo perchè e voi fate vivere straordinariamente le vostre avventure anche a noi!
    Un abbraccio
    Anna Maria

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  3. eleonora scrive:

    Ciao Fede, ma quando riparti e questa volta porti anche me ? Un bacione, Eleonora

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  4. Francesca scrive:

    Complimenti Ludo per le foto (e complimenti anche a Federico). Sono molto intense, piene di vita umana e di colori, altre forti, come i bambini sull’immondizia. Non so perché ma sento timore nell’affrontare un viaggio del genere, credo proprio per le contraddizioni di cui parli e forse anche per la diversa cultura, ma nello stesso tempo sono proprio questi i fattori che mi incuriosiscono anche. Intanto mi leggerò e vedrò i tuoi racconti indiani.

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