L'Isola di Korcula e Dubrovnik


Viaggio in Dalmazia (I atto)

di Flotty
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Dalmazia. Isola di Korcula.

Isola di Korcula
Dalmazia

Quasi al fondo di quella terra scabra fatta di montagne aspre, pinete, mare lucente e pietra, poco prima di Dubrovnik prendi a Ston per la Penisola di Peljesac. La percorri – una strada da Dolomiti, con olivi e vigne al posto dei larici – fino ad Orebic. Lì, al porto, prendi il ferry-boat, con la macchina e vai a Korcula, cittadina bella, antica, bianca lucente, a raggiera sul mare. Violetti, chiese romaniche incastrate nei tetti delle case, oratori dispersi tra ficus e pergolati di vigne. Tutto in pietra bianca, di un eleganza rustica e poetica, quella dei tempi in cui vino e olio erano importanti come i figli.

Dalmazia. Orebic, Monastero Vidikovac Samostan. Dalmazia. Isola di Korcula. Dalmazia. Isola di Korcula. Dalmazia. Isola di Korcula.

Quando lasci Korkula dopo aver saggiato i vicoli e i bastioni, vai a Lombarda e cerca (è sul mare, quindi resta alla tua sinistra) una piccola osteria, Konoba more. Mangi sopra il mare: delle tuie vecchissime fanno da ombrellone. Tanto pesce, carne grigliata, formaggio di Pag, cameriere che parla italiano e una vista di pesciolini mentre ti pappi le cozze… prezzo veramente accessibile, sui venti euro a testa. Non accettano carte di credito: è bello sognare che non sappiano ancora cosa siano, quanto l’antico e il rustico qui ancora possono vantarsi di esistere. Come un dreaming state, una scintilla di sole nella piccola baia e delle piccole isole lontane si confondono col sapore del dessert.

Al ritorno, nella notte, dal ferry-boat, vedi le luci dell’altra costa (Orebic) che si riflettono nel mare: sembrano tante lunghe candeline di Natale che brillano su un presepe della costa piene di calore, timide di speranza.

Dubrovnik

Un viandante che sia – ai tempi – capitato quaggiĂą, sarebbe sbucato su una baia scintillante di sole e di pietre bianche. I pitosfori, profumati di un canto conosciuto solo alle cicale, gli avrebbero sussurrato di andare avanti, verso la cittadina turrita circondata dal mare e dai bastioni di pietra, chiara sullo sfondo.

Dalmazia, Dubrovnik. Dalmazia, Dubrovnik. Dalmazia, Dubrovnik. Dalmazia, Dubrovnik.

E il viandante sarebbe andato lì, a Dubrovnik, solo per vedere campanili veneziani e piazzette selciate di chiaro, scivolose al calzare ma belle come una sorpresa di primavera.
Così pensa di andare anche tu: una vera perla luccicante fatta di stradine, violetti, scalinate tutte discendenti sulla piazza, rettangolare e ampia, levigata dai passi e dal sole. Sulla piazza si affacciano i negozi della modernitĂ  – Max Mara, Gant, Aqua – ma anche timide respirano le bottegucce di cioccolato e dolciumi che noi degli anni ’50 guardavamo con invidia ai Viennesi. O le salumerie con patè d’olive e acciughe sott’olio o i piccoli bar dove puoi mangiare a qualsiasi ora del giorno, cozze o cevapcici o cose alla griglia.

Poi sei al piccolo porto, profumato della colonia del pescato e del sordido odore di carburante, stemperato dalle musiche di qualche fisarmonica, un’improvvisata tra i vasi di ficus.
Fai dunque un salto a Dubrovnik, cittadina di origine veneziana: ci troverai un pizzico di bellezza di Italia ma con la serietĂ  della gente che nella povertĂ , ha fatto la fatica di crederci, nel bello.


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