Itinerario a Istanbul, dal Bazar egiziano alla moschea di Rüstem Pasha Camii


Gelsi secchi accanto alla piccola moschea

di Flotty
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Vai giù, sul mare. Poco prima del Ponte di Galata - quello dai ristorantini di lusso, costosissimi, occidentalizzati e angoscianti - c'è il Bazar egizio delle spezie.
Rüstem Pasha Camii
Bazar egiziano delle spezie
Mısır Çarşısı
Istanbul

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Istanbul. Mısır Çarşısı, Bazar egiziano delle spezie.

Ricavato da un antico caravanserraglio, dove venivano fatti riposare i cammelli in una delle tappe del loro gibbuto viaggio, tra fontane in pietra, cupole piene di maioliche e fregi colorati, un po’ al chiuso, un po’ all’aperto, c’è il bazar delle spezie.
Banchetti colorati, a triangoli, di rosso, cupolotte di zafferano giallo e pepe rosa; gelsi secchi dolcissimi, noccioline tostate, barili di foglie di vite in salamoia per arrotolare bocconcini di carne, sacchi di iuta aperti e rimboccati su grani di pepe, semi di sesamo, pozzi di coriandolo. I colori sembrano quelli di grandi tappeti di profumate pezze a patchwork. E i profumi ti stordiscono, mentre attendi, un attimo, di avvicinarti. Puoi anche, con disinvolta golosità e infantile allegria, allungare una mano e assaggiare… anche per capire cosa sia, quella polvere color sabbia, che ti pare del caffè ed è, invece, cardamomo dell’Anatolia; oppure, cosa che mai ti immagineresti, noccioli di pesca tritati. Puoi anche allungare la mano, come una dispettosa scimmietta, solo per sgranocchiare una nocciolina tostata.

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I sacchi di tè alla mela si alternano a vassoi, colorati d’arancio, di albicocche e di kiwi seccati. Fa capolino il sacco delle scaglie di cocco; quello delle arance candite, quello delle ciliegie e dell’uva a bagno in un letto di profumo (non è alcool vero e proprio: sembra profumo, chissà!). E i vassoi dei boccioli secchi di rosa, del color tenue del lillà, con ancora un picciolo verde fatto ormai paglia si alternano a sacchi di quelle che i Turchi chiamano le “rose di Sharon”, che sono fiori secchi di ibisco, rossastri, ancora madidi di sole.

Quando sei stanco, ti fermi a un banchetto dove chiedi una spremuta di arance e di mele, fresca, non fredda, come venisse dall’ombra di qualche cisterna.

Nelle immediate vicinanze, anzi, in un qualche modo, costruita sopra il vecchio caravanserraglio, c’è una piccola moschea: Rüstem Pasha Camii. È una tra le moschee più antiche di Istanbul e secondo me, la più bella. Raccolta nella sua modestia silenziosa, vi si accede da una lunga scala, asserragliata tra le pietre: dentro, quattro pilastri ottagonali reggono la cupola contornata dalla galleria, affrescata con motivi floreali. Unica tra le moschee, è ricoperta di piastrelle di maiolica sul blu – è, in effetti, molto più blu della Moschea blu! -, che le danno un’aria smarrita da acquario affacciato sul cielo. Grandi vetrate appena appena colorate riempiono di luce una meditazione rischiarata da enormi lampadari rotondi, appesi bassi bassi, quasi sulla tua testa: nel sogno ad occhi aperti che Istanbul ti fa partorire ad ogni istante: ti immagini che siano le grandi ali del sole che disegnano, sulla terra, l’ombra delle ruote dei carri.

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Gelsi secchi accanto alla piccola moschea, 5.0 out of 5 based on 10 ratings
19 agosto 2010




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