Cena al Cibreino a Firenze


Le distrazioni. Storia di una frittata mancata

di Tempesta
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 Media: 5.0/5   Voti: 11

Firenze, la cucina del Teatro del Sale.

Cibrèo
Via del Verrocchio, 8r
Firenze
Tel. +39 055 2341100
cibreo.fi@tin.it
http://www.fabiopicchi.it

Cibreino
Via de' Macci, 122r
Firenze

Caffè Cibrèo
Via del Verrocchio, 5r
Firenze
Tel. +39 055 2345853

E dire che lo sapevamo, eccome se lo sapevamo.

Eppure l’esperienza al Cibreino è stata inconsapevole. Connessione temporaneamente indisponibile quella tra il polo Cibreo e lui, lo chef più accogliente e gaudente del tg della domenica (si fa per dire perché ci si affaccia spesso): Fabio Picchi.

È andata così, un’amica fiorentina (preziosi questi locali) ci ha consigliato il Cibreino, disimpegnato di qualità. Sabato sera, con sfacciataggine e fiducia, ci abbiamo provato (poiché non è possibile prenotare), ingannando l’attesa al Caffè Cibreo, davanti a un aperitivo accompagnato da stuzzichini che si dimenticano, in un ambiente che merita attenzione ma l’affollamento del fine settimana ci distrae dai particolari. Anche qui si cena, i piatti arrivano dal ristorante, attraversano la strada e approdano ai tavoli del caffè. Il Cibreino, poco distante, consiste in una stanza dove ci si accomoda anche con altri avventori, in un clima familiare ma dove la condivisione, comunque, non è forzata. Abbiamo preso la ribollita ribattezzata minestra di pane, servita come preziosa striscia, modesta nella quantità ma dal sapore pieno e contagioso. E poi il dolce, torta cioccolato e pere e soufflè al cioccolato. Tutto di qualità. La spesa contenuta, una dozzina di euro a testa.

E finisce così, occasione mancata, quella che poteva essere un’autentica visione. Un po’ come incrociare l’anima gemella mentre sei al cellulare con l’operatore della Telecom, magari in attesa. A volte meglio che l’oblio non ci abbandoni.

Lui, lo abbiamo sentito raccontare frittate e bruschette come un aneddoto fra amici, con semplicità e convinzione, con la barba e senza trucchi.

Non ci resta che leggerlo, quando su Micromega scrive:
“Un cuoco viene vissuto, dai suoi amici, come colui che ti invita a cena e ti apparecchia cose strabilianti. Spesso e volentieri, quando non lavoro, io sono un cuoco estremamente pigro. Adoro essere invitato a casa dagli amici, da quelli però che non mi fanno trovare lingue di pappagallo farcite con chissaché, ma un riso cacio e burro. A volte invito io, ma solo quelli che non pretendono di vedermi esercitare la professione anche la domenica. Una sera, un gruppo di questi amici se ne venne con 12 uova in mano e una bottiglia di olio appena spremuto. Aprire la porta e avere una pulsione d’amore fortissima fu tutt’uno. Ova con l’olio nuovo. Però 12 uova per 8 persone erano un po’ pochine e così decisi per una frittata. Mentre sbattevo mi venne in mente che, a pranzo, mia madre mi aveva portato il pesto. Quel pesto finì nelle uova. Intanto mi era cascato l’occhio su un sacchetto di cous-cous. Non meravigliatevi, sono un cuoco: si suppone che mi vengano delle idee. Presi due cucchiaiate di cous-cous e le aggiunsi alle uova sbattute. Le lasciai rinvenire per dieci minuti e questa frittata venne straordinaria, perché poi il cous-cous si bruciacchiò un po’ nel contatto con la padellina, ma all’interno rimase morbido. Si era inventato qualcosa, quel giorno, e sempre in dieci minuti”.

La prossima volta ci ospiterà il Cibreo, ma per un pasto veloce e attento il Cibreino è da provare. Da approfondire il Circo-lo Teatro del Sale, cucina e cultura; “cucina Picchi” in tutto il quartiere.
Comunque era la strada giusta.

Del Cibreino qui.

Le distrazioni. Storia di una frittata mancata, 5.0 out of 5 based on 11 ratings
3 aprile 2009




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