A cena da Babbo a New York


Mario e l’importanza del raviolo

di Tempesta
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New York, Babbo.

Babbo
110 Waverly Place
New York
Tel. +1 212 7770303
http://www.babbonyc.com
http://www.mariobatali.com
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Un italiano a New York non va a cena in uno dei ristoranti di Mario Batali per nostalgia, ci va perch√© ha sentito parlare del fenomeno, perch√© ha visto in tv il potente chef pluripremiato in patria, certo per curiosit√† ma ci va soprattutto per capire cosa significa per i newyorkesi ‘mangiare italiano’.
Esca, Del Posto (con la celeberrima Lidia Bastianich), Lupa (trattoria romana) tutti ristoranti dai nomi evocativi che garantiscono la tradizione italiana (e la lista non √® completa va detto). Abbiamo scelto Babbo, un po’ per il nome ma soprattutto perch√© √® forse il pi√Ļ celebre e poi ci trovavamo proprio da quelle parti.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=WNBRQm4I760[/youtube]

Non si illuda il viaggiatore di entrare da Babbo, come in una osteria della campagna romagnola (la stessa in cui Mario racconta di aver iniziato la sua esperienza italiana a Borgo Capanne), sedersi e desinare, no, da Babbo si prenota con qualche mese d’anticipo. La ragione non √® la stessa del nazional Oldani, non √® la qualit√† a prezzi contenuti, ma la popolarit√†, il prestigio e l’italianit√†, e noi volevamo vedere com’√® apparecchiata l’Italia al Village, in quello che pi√Ļ volte abbiamo sentito definire il miglior ristorante italiano a NY.

La cena al tavolo non era fra gli obiettivi, puntavamo al bancone, perch√© al bancone (e ci √® parso di capire in qualche tavolo all’ingresso) non si accettano prenotazioni. Arriviamo alle otto e trenta, il direttore di sala ci dice che in venti minuti dovremmo riuscire a guadagnarci lo sgabello. Una sollecita guardarobiera ci libera dai pacchi e noi avvertiamo che aspetteremmo volentieri fuori. Non se ne parla, se lasci la retroguardia sei finito. Occorre attendere in piedi, appollaiati sulla schiena di chi sta finendo di cenare, come rapaci, accanto a un tavolo di amici dalla corporatura abbondante per nulla distratti o infastiditi dalla nostra presenza.

Ci sediamo, nel locale continua incessante il flusso di gente. Avremmo voluto visitarlo, oltre l’enorme vaso con dei rami fioriti al centro della sala attigua l’ingresso, ma era poco prudente lasciare la postazione, col rischio di dover ripassare dal via. Tutti, tutti quelli che vediamo mangiano con grande appetito con un’espressione di sorpresa e piacere in viso. Decidiamo per una Zuppa di calamari alla siciliana e Lamb’s Brain “Francobolli” with Lemon and Sage ovvero, ravioli e un po’ di patate di contorno, perch√© no. Mentre aspettiamo ci servono una ‘ceci bruschetta’. Due calici di Vermentino di Sardegna e via.

Accanto a noi Monica divide con un amico, ancora in attesa alle sue spalle, un piatto di San Daniele, sottilissimo e un poco anemico, servito con insalata al centro e due grandi fette di pane abbrustolito appoggiate sopra. Generosa Monica, quando si accorge che sono italiana sorride e comincia uno scambio di impressioni che finisce con un invito per il brunch della domenica. Lei aspetta impaziente la mia impressione sulla zuppa alla maniera siciliana, e io sorrido. La zuppa è abbondante, piccante e qua e là spuntano dei capperi enormi, di quelli da cui è bene difendersi.

Ci sembra del tutto superfluo descrivere la zuppa, infondo non √® importante come abbiamo mangiato, Mario Batali √® un’esperienza per l’attesa, le smanie degli avventori, il gusto nelle espressioni dei commensali paghi delle prelibatezze nel piatto, per quell’idea di un viaggio in Italia andata e ritorno.
In tutto questo, vien da chiedersi, che importanza ha il raviolo?

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