Maso Cantanghel [7.7]

Maso Cantanghel
Trattoria
Civezzano, Trento
Tel. +39 0461 858714
lucia@masocantanghel.it
http://www.masocantanghel.it
cucina tutti i giorni – escluso il sabato e la domenica
è gradita la prenotazione
Il primo esercizio da fare è puramente intellettuale: sforzarsi di non considerare il Trentino un sottinsieme dell’Alto Adige, che quasi più son le differenze che le affinità . Il secondo è non rinunciare a cercare questo angolo riposto dietro un ponderoso arco di pietra, aggettante sulla provinciale, quando all’incrocio la ragazza del navigatore ti suggerirà di svoltare a destra. Il terzo è di aprire il cuore a questa Casa che ti apre le porte, come se fosse proprio la Casa di Lucia.
Perchè proprio come entrare in su casa: calda, avvolgente, sobria, minuta, nel grande e antico maso adiacente le monumentali cantine Maso Cantanghel, eponime di una certa enologia schietta e sanguigna e terragna. Eppure la dotazione è quella del ristorante di classe, smoke-room e tutto: attrezzi e tovagliati, legno e quadri alle pareti, musica di sottofondo. Qual che colpisce è la piccola cucina di Lucia, che devi attraversare per accomodarti nella mini-saletta con sei-tavoli-sei, raccolto al punto che i commensali e il maitre per tutta la sera letteralmente sussurreranno in omaggio alla discrezione.
La formula è semplice: menù fisso, cinque portate oltre alla piccola pasticceria, 33 (trentatre) euri. Le portate sono scritte a mano, in corsivo con quei corsivi di una volta, le cornicette e il florilegio a contorno, con un senso di accoglienza che letteralmente scalda il cuore. Ti sarà chiesto se la galoppata va bene, lasciando sottintendere la possibilità di sostituzioni: ma le proposte sono così accattivanti che preferirai abbandonarti.
Ci sono anche due liste per il vino: una dedicata a vini particolari, “vitigni in via di estinzione”: potrai avere dovizia di informazioni su ogni referenza. Avrai poi anche una cinquantina di etichette soprattutto trentine e atesine, e qualche excursus.
Mentre scegli – magari anche optando per lo splendido Pinot Nero del maso alla mescita – il maitre ti riempirà il bicchiere d’acqua naturizzata con una spettacolare acrobazia che gli consente di versare da un metro di distanza senza versare una singola goccia.
La sequenza delle portate si discosta dalla tradizionale partitura di entrata-primo-secondo eccetera: dopo moderatissima attesa giungerà il filetto di trota trentina, indivia e sformato di porri: una anticipazione in tono minore del meglio che deve ancora venire. Il filetto è ben cotto e quindi piuttosto sodo – Lucia dice: a me piace cuocere, non fargli vedere il fuoco – lo sformato morbido e profumato.
Ecco dunque i cavoli capucci con fagioli lessi e cotechino: il migliore mangiato negli ultimi anni, scioglievole, burroso, perfetto nella sapidità e composto negli accostamenti: sobri ed azzeccati.
In una nuvola giungono i tagliolini all’uovo con burro, verdure e formaggio grana: cottura tradizionale della pasta con condimento corposo, rilevate in plasticità dall’aggiunta di sedano rapa: un tocco che percepisci più che avvertire e ti lascerà particolarmente appagato, a fronte della semplicità quasi banale della preparazione.
Alla voce pietanze di nuovo una prova di understatement: coscia di gallo arrosto con la polenta e i funghi porcini, che è un po’ un compendio di tutta la storia culinaria di questa Tavola: animale di bassa corte, il più tenero mai assaggiato, cotto a lungo come una volta e proposto con i funghi all’apice della loro integrità gustativa, nitida, inconfondibile.
Sazio? Sì. Ma avrai sicuramente uno spaziettino per la crema di gelato alla nocciuola, una sinfonia di una nota sola.
Ti saluterà la gaia risata della cuoca, che proprio si diverte a fare questo mestiere, e si vede bene: nè grida nè svolazzi, nè soffocanti ansie da prestazione nè protagonismo soverchiante: pura ospitalità .
E te ne andrai assai felice, voltandoti di tanto in tanto per aver conferma che fosse tutto vero.










Stampa
|
Email
|
Commenta











