Il bar di Accattone è diventato un ristorante


Necci 2.0. Versione revival

di Kinzi@
 

Ci siamo tornati
Quattordici operai per quattordici giorni. Lavoro senza sosta in un tempo record. Tanto ci è voluto per rimettere in piedi il bar amato da Pier Paolo Pasolini, che solo qualche mese fa era finito nelle fiamme di un incendio doloso. Ci siamo ritornati in una sera di fine giugno, un po’ timorosi di trovarlo chiuso. E invece abbiamo fatto fatica a trovare un tavolo all’aperto dove cenare.
 
Il ritratto dello scrittore, uscito indenne dalle fiamme, aveva solo cambiato posto all’interno del locale, che ha mantenuto l’aspetto di osteria rivisitata. Il pavimento in legno chiaro, le sedie bianche e arancioni, il lungo bancone. Tutto ci è sembrato invariato. Anche l’aria piacevolmente informale che si respira.
 
Ben Hirst, lo chef londinese, era in cucina. Consigliava cavatelli con seppioline, battuta di frutti di mare e verdurine. E noi abbiamo seguito il suo consiglio. Per questo primo, un tonno con melanzane e fichi in pastelle e due birre abbiamo speso 36 euro.

Roma, Necci.

Necci
Via Fanfulla da Lodi, 68
Roma
Tel. +39 06 97601552
Aperto tutti i giorni dalle 8,00 all’1,00
Colazione, pranzo, aperitivo, cena
http://www.necci1924.com
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Oggi, entrando nel bar Necci, sembra strano pensare che in questa via Pier Paolo Pasolini girò il film “Accattone”. Il regista era un assiduo frequentatore di questo locale che sorgeva in una borgata povera e degradata. Oggi il Pigneto è cambiato e i locali storici si sono adeguati ai tempi.

Roma, Necci. Roma, Necci, il giardino. Roma, Necci, il giardino. Roma, Necci. Roma, Necci. Roma, Necci. Roma, Necci, i clienti del mattino. Roma, Necci. Roma, Necci, cannelloni di ricotta coi funghi. Roma, Necci, frittelle di lenticchi rosse.

Di Pasolini, entrando, si scorge un ritratto pop. Nella parete della sala interna del bar, poi, salta agli occhi una fotografia di grandi dimensioni che ritrae il mitico biliardo attorno a cui i frequentatori del locale si stringevano per giocare. Non tutti: molti rimanevano ai tavoli a giocare a carte. Il biliardo non c’è più, è stato rimandato ai fornitori. In compenso sono rimasti i clienti storici che qui si danno appuntamento di mattina. “Anziani straordinari. Testimoni di una generazione di intramontabili romani ‘impuniti’. Io e Ben li adoriamo” spiega Massimo Innocenti che con Benjamin Hirst, chef londinese dal percorso internazionale, ha dato un nuovo aspetto e una nuova vita al bar Necci, prendendo il testimone direttamente dalla mani della famiglia che aprì il bar nel 1924.

Il cambio di guardia è avvenuto nel 2007. Massimo e Ben erano frequentatori del locale e sognavano da tempo di potersene occupare. “Caso strano – continua Massimo – si trova esattamente a metà strada tra casa mia e casa di Ben. Ci siamo conosciuti per caso e insieme abbiamo deciso di intraprendere questa avventura”.

Oggi Necci è anche ristorante. Il menù varia di giorno in giorno, così come le pagine del fotoromanzo su cui è stampato (“Le avventure di Tony Martin”). I piatti rimandano alla cucina italiana di osteria ma certo sono reinterpretati con un tocco di raffinatezza. Gli ingredienti sono freschi e biologici e per quanto possibile “pescati” nelle vicinanze di Roma.

Noi ci siamo approdati un sabato a pranzo a abbiamo provato un saporito piatto di calamari alla piastra con insalata di cous cous (9 euro) e una pizza ripiena di melanzane, mozzarella e pomodoro (5 euro). Abbiamo rinunciato a malincuore ad altre proposte appetitose come le polpette di melanzane, sugo di pomodoro e verdurine (7 euro) o i maccheroncini di campofilone con sugo di papera (9 euro). Anche i gelati qui sono fatti in casa, sono serviti in coppette da gelateria di una volta e accompagnati da buonissimi biscotti (3,5 euro).

Altro ricordo dell’osteria che fu e delle buone cose locali di una volta, la Spuma Appia. Soppiantata nei tempi dalla coca cola, qui si vendica. “Si vedono le insegne anche in Accattone. – racconta Massimo –. Noi abbiamo chiesto al signor Paoletti (che ancora resiste) di portarcela direttamente da Ascoli. È un po’ amore per i prodotti italiani e un po’ nostalgia per gli anni Sessanta”.

Roma, Necci, insalata di finocchio, arancia, olive e cipolla. Roma, Necci, polpette di zucchine con gamberi e saute di cozze in guazzetto. Roma, Necci, polpette di zuchine con gamberi. Roma, Necci, spaghetti con pomodori casalini e basilico.

Noi, in fuga dal caotico centro storico di Roma, abbiamo apprezzato di questo bar-ristorante, oltre alla storia e alla cucina, lo spazio con i tavolini all’aperto con tanto di albero coricato (una volta ingresso a grotte immense) e casetta di legno per i bimbi, l’atmosfera rilassata e il personale gentile.

Un posto dove tornare.

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2 Risposte to “Necci 2.0. Versione revival”

  1. Aria scrive:

    …vabbé… ma questo posto è un mito!!!
    Come non conoscerlo!!! ;)

  2. gianduiotto scrive:

    ci siamo tornati ieri sera. Non delude!

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