Bistrot Bartolini, Pavia
Novità in cittÃ

Bistrot Bartolini
V.le Vittorio Emanuele II, 29
Pavia
Tel. +39 0382 538449
Mob. +39 339 2522671
info@bistrotbartolini.it
http://www.bistrotbartolini.it (dichiarato ma ancora inesistente)
Ci siamo tornati
Ci siamo tornati, di lunedì.
Niente menu degustazione.
L’avevamo detto che ci avremmo riprovato, per dare il tempo di assestamento. Forse un mese è poco?
Questa volta siamo stati meno fortunati, sia col risotto ai frutti di bosco, sapore piacevole, cottura avara, sia col fritto di alici e verdure (aromatizzato alla paprika e curcuma), che asciutto non è sempre una virtù.
Noi siamo dall’appetito modesto ma abbiamo verificato che basta poco a far salire il conto.
La gentilezza è costante, la qualità dei risultati diremmo meno. Il fratello maggiore un po’ ingombrante aumenta l’aspettativa ma non è il confronto a dettarne il giudizio.
BB, che sia voluto?
Iniziali che evocano bellezza e sensualità . Vediamo qui.
Se c’è bellezza sta nel piatto. Il locale è, potremmo dire, sobrio o severo; potremmo anche dire si vede che non c’è stato grande investimento (in termini estetici) sull’ambiente. La seconda impresa del giovane Bartolini è ospitata nel ristorante dell’Hotel Moderno che, sia per posizione (comodo forse, ma troppo vicino alla stazione ferroviaria non si può dire sfrutti le possibilità dell’antica capitale), sia per arredamento, non si distingue. Tuttavia, chi apprezza l’atmosfera asciutta (e un po’ anonima) di alcuni ristoranti d’hotel, si troverà a proprio agio.
È con questa prima impressione che ci accomodiamo, accolti con garbo dal personale di sala, una morbida gentilezza che abbiamo apprezzato per tutta la serata.
Era venerdì e il venerdì, si sa, pesce. Il bistrot suggerisce un menu tematico in affiancamento alla carta.
In parte abbiamo aderito all’invito, senza rimpianti.
Ostriche Tsarzkaja, Polpo cotto con sedano e spuma di ricotta, Risotto al nero di seppia, Fritto di paranza e dolce a scelta. Per 45 euro.
Per i meno conformisti una misurata varietà che, quella sera, prevede Crema soffice di patate con caponata, Salmone al fumo leggero, Terrina di fegato grasso e Gran piatto di antipasti, Risotto ai funghi di bosco, Spaghetti al peperone e rosmarino, Ravioli farciti con ricotta e spinaci al burro di alpeggio e Gnocchi di patate e gamberi al pesto, Coscia d’anatra croccante con verdure saltate, Filetto di branzino al cartoccio, Tagliata di manzo con patata al cartoccio e qualcosa ci è sfuggito per certo. Disponibile anche un menu Padella d’oro: Gran piatto di antipasti, Ravioli, Guancetta croccante e Crema bruciata all’italiana per 42 euro.
Il pane servito è del laboratorio di Eugenio Pol a Fobello, e si capisce.
Conveniamo sui prezzi nella media, la qualità , soprattutto se misurata entro i confini della città , no.
Il risotto era delizioso, colore intenso e compatto sapore delicato ma definito. Occhio appagato sapore calibrato, anche per la paranza che mette allegria solo a ordinarla.
Il giudizio è positivo, l’invito a provarlo concedendo un po’ di tempo al servizio e ai tempi, che dalla cucina sono ben scanditi ma in sala sui gesti di contorno da definire meglio. Il vino? Abbiamo bevuto una Ribolla ma non l’abbiamo scelta noi, sbirciare troppo a lungo faceva brutto, promettiamo un’integrazione quanto prima, perché noi abbiamo deciso di seguirne le evoluzioni. Dunque, a presto.
I dolci, da ripassare.
Non fate confronti col fratello maggiore, si sa, sono quasi sempre poco proficui.
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Va bene, ci vado.
Mangiato alle “Robinie” di Montescano… colpito dal risotto mantecato con gelato di rapa rossa… il pane stupendo e tutto curato con cura del particolare… Una pecca? Troppo l’attesa tra le portate, poco cura nella scelta dell’acqua. Ritornerò eccome…
E si, anche noi.
Tocca tornare in collina a Le Robinie