Ristorante Granseola
Via Tortona, 20
Milano
Tel. 02 58109381?
di Oro
Siamo arrivati sotto l'acqua e appena entrati, ci è parso un luogo sicuro. Luci basse, lume di candela. Trattoria romantica?
Al tavolo già ci aspetta un pinzimonio completo, gradito davvero. Ci spiegano che ci porteranno degli antipasti e poi sceglieremo il resto. Subito ci interrogano sul vino, noi, che ancora non abbiamo idea di cosa mangeremo, improvvisiamo un Morellino di Scansano. Leggi tutto
Safari? Hakuna matata!

Safari
Voi safari lodge
Tsavo East
voilodge@kenya-safari.co.ke
Voyager safari camp
Tsavo West
info@heritagehotels.co.ke
Kenya
Se Lamu è il volto più antico e sorprendente del Kenya, il safari è di certo quello più conosciuto e spettacolare.
I leoni si amano, i bufali si prendono a cornate, le zebre zoppicano per le ferite subite sfuggendo ai predatori, le giraffe si puliscono le orecchie con dei tronchi d’albero mozzi e le scimmie si appollaiano sui termitai a mangiarsi, una a una, le formiche.
Nella savana il cielo è basso e immenso e le strade rosse. Qui dominano gli animali, siamo a casa loro e si capisce che il nostro pulmino è guardato con indifferenza se non con un certo fastidio.
Ma l’esperienza di spiare queasto mondo dall’interno è impagabile. Ci fa anche dimenticare il mal di schiena per i chilometri macinati lungo strade di terra.
Partiamo da Malindi con un viaggio di tre giorni organizzato da un’agenzia locale (ce ne sono a bizzeffe e l’offerta è variegata) e in poche ore raggiungiamo il parco nazionale dello Tsavo East. Elefanti e gazzelle ci passano davanti, le giraffe masai ci guardano dall’alto. I leoni non si curano di noi. Lo sguardo sempre al finestrino, l’incanto dei paesaggi, la meraviglia per le crudezze e le bellezze della natura.
Non paghi di fare gli spioni di giorno, partecipiamo a un safari notturno, per sorprendere i predatori a caccia. Non siamo fortunati con gli avvistamenti, le fiere fuggono alla vista delle luci dell’autovettura. Ma nel buio pesto della savana sembra quasi di sentire l’odore della lotta per la sopravvivenza.
La prima notte soggiorniamo al Voi safari lodge. Luogo elegante, dall’aria coloniale, dove le scimmie sono di casa. E la vista è spettacolare. Dai margini di una scarpata domina la piatta savana, punteggiata da due laghetti. Dalla finestra della nostra camera, all’alba, abbiamo potuto vedere elefanti e bufali che andavano a bere e a farsi il bagno.
Cambio giorno, cambio parco. Passiamo allo Tsavo West. La vegetazione diventa più variegata e avvistare animali selvatici più difficile. Sullo sfondo, imponente, spicca il Kilimangiaro.
Passiamo la seconda notte al Voyager safari camp. Tende in mezzo a una fitta vegetazione e a una pozza d’acqua frequentata da coccodrilli e ippopotami. Il contatto con la natura è più diretto. E non mancano i brividi di paura come quando una guida masai ci accompagna nei dintorni in un safari a piedi, mostrandoci dei coccodrilli. Troppo da vicino.
Post correlati:
Big Five e abiti kaki, non solo questione di stile 
Jambo! Compromessi sull'oceano 
"Un uomo senza un asino è un asino" 
“Un uomo senza un asino è un asino”

Città di Lamu e villaggio di Shela
Isola di Lamu
Kenya
Lamu è un villaggio con la sabbia dorata per pavimento. Lamu è un dhow, un’imbarcazione con la vela di canapa e l’albero composto da cinque pezzi di legno diversi. Lamu è un intrico di viuzze strette e soffocanti con le fogne a cielo aperto.
Comunque sia, un luogo dalla forte personalità .
Per arrivare in questa antica isola-stato swahili da Malindi ci sono due possibilità: in pullman (sconsigliato causa predoni somali) o in aereo. Noi abbiamo scelto la seconda e siamo saliti su un’aereo talmente piccolo che allungando la mano dai primi posti quasi si toccava la spalla del secondo pilota-stewart-controllore di biglietti. Al quale, appena arrivati a destinazione, è bastato girare il collo per augurarci: “Welcome to Lamu”.
Un’imbarcazione ci ha portato dall’isola di Manda (dove c’è il minuscolo areoporto con una sala d’attesa all’aperto) alla città di Lamu.
L’impatto è forte. Le viscere della città sono un dedalo di strade costeggiate da case in stile arabo e swahili. La città è spledida. Ferma al Medioevo. Pochi i segni di modernità. Ma la brezza marina non arriva all’interno, dove l’aria si fa soffocante anche per via delle fogne a cielo aperto. Troverete botteghe artigianali, un mercato di frutta e locali con giardini interni pacifici e rigeneranti. Molte le moschee: la popolazione è per lo più musulmana; gli uomini indossano una lunga veste bianca e le donne un drappo nero.
E poi, asini, asini dovunque. Al posto delle autovetture, che qui proprio non esistono. Dall’importanza di possedere uno di questi preziosi animali nasce un antico detto swahili.
Troverete con facilità qualcuno disposto a farvi fare un giro con il tradizionale dhow. Noi ci siamo fatti lasciare sulla spiaggia di Manda, vicino al Manda beach. Un paradiso. Il pranzo a base di aragosta cotta sulla spiaggia e riso con sugo di verdura è compreso nel prezzo concordato con i vostri accompagnatori.
Scivolando sul mare si arriva anche al villaggio di Shela. Così vicina alla città di Lamu, così diversa. Una sorta di enclave europea (la comunità di stranieri è numerosa, vip compresi). Ordinata, pulita, con la sabbia per pavimento. Locali curati e molti negozietti tipici.
Noi abbiamo soggiornato al Sunsail Hotel, di fronte al mare. Economico, formula da bed and breakfast. Ma vi consigliamo il New Lamu Palace Hotel, a pochi metri di distanza. Ci è sembrato molto più confortevole. E per cena provate il ristornate in cima allo Stone
House hotel. Anche se vi avvertiamo che il servizio è lento. Molto lento.
Come tutto, a Lamu.
Si può salvare il mondo andando in vacanza?

Vacanze etiche
Guida a 300 luoghi di turismo responsabile
Einaudi, 2007
www.tourismconcern.org.uk
www.responsibletravel.com
Come possiamo sapere che l’hotel in cui soggiorniamo è costruito su un terreno espropriato ai pescatori? O se l’acqua della piscina del nostro albergo prosciuga le risorse idriche della popolazione locale?
Non sempre gli abitanti di un luogo beneficiano del denaro che gira intorno all’industra del turismo che si è sviluppata nel loro territorio. E non è facile per i turisti raccogliere le informazioni necessarie per vivere una vacanza che non offenda il paesaggio o gli abitanti del posto. Spesso, nostro malgrado, partiamo impreparati.
Ma qualcosa sta cambiando, c’è una nuova sensibilità e si sta sviluppando una nuova consapevolezza.
Un punto di partenza lo offre “Vacanze etiche”, una guida anglo-americana appena tradotta in Italia, per Einaudi, salutata come la bibbia delle vacanze eco-compatibili. Elenca trecento mete da visitare in sessanta Paesi. Hotel, pensioni, lodge, villaggi, sistemazioni rustiche o sofisticate, gestite da persone del posto e non da imprenditori stranieri. Sarete certi, assicurano i curatori della guida (Polly Pattullo e Orely Minelly), che i soldi che spendete per la vacanza andranno direttamente ai locali.
Una curiosità : per l’Italia è segnalata una sola meta, a Ventimiglia (ecovillaggio Torri Superiore).
Oltre agli indirizzi, nel volume si trovano anche alcuni consigli su come prepararsi alla partenza risparmiando denaro e riducendo i costi procurati da impatto ambientale e culturale. Eccovene un assaggio (gudicate voi quanto siano semplici da seguire):
- Imparate qualcosa su storia, cultura, società e situazione politica del Paese che visitate.
- Scegliete un tour operator che includa politiche a sostegno del turismo responsabile. O, meglio ancora, oraganizzatevi da soli il viaggio, scegliendo hotel gestiti da comunità locali.
- Aderite all’iniziativa carbon neutral oppure scegliete i mezzi di trasporto meno inquinanti.
- Mettete in valigia l’essenziale e comprate ciò che vi serve durante il soggiorno. Portate abiti in fibra naturale e lasciate spazio per i souvenir locali.
- Depurate l’acqua per ridurre la quantità di plastica gettata nelle discariche. A questo proposito è in commercio una bottiglia che si chiama Aquapure Traveller, dotata di tappo con filtro integrato.
- Utilizzate batterie ricaricabili per i vostri dispositivi elettrici.
- Una volta arrivati sfruttate le conoscenze locali per decidere cosa fare e dove andare.
I sensi di colpa verso l’ambiente, dicono i curatori, diminuiranno!
Post correlati:
Gaatle: quanto il nero snellisce anche i consumi 
Cliente alterato? Obiettivo mancato! Versi inframmezzati in merito

Gattò
Via Castel Morrone, 10
Milano
Tel. +39 02.70.00.68.70
Ci pareva, da profani, che la menta non trovasse adeguato rifugio dentro ai fiori di zucca, ma i piatti, romanticamente sbeccati, ci hanno convinti del contrario. Ci è sembrato interminabile il tempo di attesa tra la fine del tonno e l’inizio del tortino al cioccolato e abbiamo cercato invano riparo nel cuore fondente, evidentemente ormai anch’esso rappreso.
E giuro, avremmo sorvolato, sul condizionatore puntato. Poi mi hai portato lo scontrino, arrotolato.
Abbiamo chiesto la ricevuta e il cameriere, con aria vagamente soddisfatta ribatte che andava chiesta prima. Prima, perché? Era scritto sul menu? 1 a 0 per te. Attento avventore, lascia fuori il candore. L’asterisco del menu sta a sottolineare che c’è tempesta nel mare!
Asterischi in fuga dalle polizze assicurative invadono Milano, titoleremo. Non posso avere la ricevuta se non lo dichiaro a inizio cena?
Peccato, perché io son qui, son rilassato, e stasera vorrei essere amato.
Così questo ristorante, negozio di abbigliamento, agenzia di viaggi ci delude. Perché anche i ristoranti devono decidere cosa fare da grandi e poi… bastasse un panama in vetrina a far primavera!
Super Mario nel ventre della balena

Mario Paisello
Bottega del restauro
Via Camaldoli, 9
Milano
Cel. +39 336 554896
Mario dice che:
«un buon restauratore deve essere un buon falsario e un buon alchimista».
La porta che dal laboratorio conduce al suo ufficio dice:
«restaurare non vuol dire rinnovare, ma ripristinare nel rispetto dell’invecchiamento, dell’usura e anche dei restauri precedenti».
Insomma, qui tutto ci dice qualcosa, a cominciare dagli oggetti accatastati ovunque, maschere, lampade, lampadari, specchi, corone, fino agli strumenti di lavoro, tornio, pennelli e colori. Potremmo essere nel ventre della balena dove si raccolgono gli oggetti più impensabili, invece siamo nel laboratorio di Mario, mago intrattenitore che li oggetti li riporta in vita e, quel che più conta, li rispetta.
Lui, ci accoglie sorridente e volentieri ci racconta la sua storia.
Mario nell’altra vita faceva lo spedizioniere, negli anni ‘80 lascia il lavoro, attraversa una fase difficile e per due anni si allontana da tutto, fatta eccezione per qualche lavoretto nei mercati di antiquariato, coinvolto da amici, per la prima volta a contatto con cose usate, preziose o meno. Per la prima volta a maneggiare il passato, anche il suo, vendendo alcuni oggetti ritrovati in soffitta. E via, la ripresa, comincia, o meglio, ricomincia così la storia di Mario che studia, impara, mette alla prova tecniche nuove e si misura su materiali diversi. E venticinque anni dopo ci mostra i lavori di cui va più fiero.
Stimato negli ambienti milanesi dell’antiquariato e modernariato (noi gli abbiamo affidato una Lounge Chair Eames d’annata e non ce ne siamo pentiti), lui sostiene di avere una fortuna, ‘non avere particolari talenti’ (e qui la digressione sui talenti biblici è d’obbligo). Forse questo lo ha portato alla necessità di inventare e di reinventarsi? Non lo sappiamo ma ci piace questa storia.
Contatto utile e a lieto fine confortante, ma bravo Mario!





(33 voti, media: 4.94 di 5)














