La traversata di Milano di Maurizio Cucchi
Petrarca a Baggio, Buffalo Bill all’Arena. Guida non convenzionale a una Milano nascosta

La traversata di Milano
Maurizio Cucchi
Mondadori, 2007
17,00 euro
Eravamo solo a pagina 17, un sabato mattina sul treno, e ci eravamo già appuntati un paio di posti da vedere. Prometteva bene questa lettura, a cominciare dal titolo, prima di aprirlo imponente, poi quasi affettuoso: La traversata di Milano.
È con Stendhal, milanese dentro, che ci porta a spasso Cucchi e con i suoi personali ricordi da milanese e basta. E via via scopriamo di quando le strade si chiamavano Corsie e Via della Spiga era luogo di botteghe comuni, senza manichini, auricolari e giapponesi. Cucchi ci racconta la storia della Pietra dei Falliti e ci accompagna ai Giardini Pubblici. Storia e ricordi personali sapientemente alternati con competenza e tenerezza, di chi conosce il passato e prova a ridistribuirlo, invitando i lettori a riappropriarsene, almeno un po’. Ma le delicate descrizioni non suonano mai accuse, la nostalgia personale non diventa facile disfattismo.
Incontriamo Nina, la figlia di Ines, la giovane impiegata all’Olympia e alla fine del capitolo di lei vorremmo sapere di più. E Carletto, che somiglia tanto a qualcuno che ci hanno già descritto. E poi Napoleone di Canova e la storia di Brera, Leonardo, Petrarca e Gadda. Niguarda, Monluè e la favolosa storia di Buffalo Bill all’Arena. Storie ordinarie e straordinarie a sfidare dicerie e clichè. Cucchi ci regala una mappa, i palazzi, i nomi delle vie sono gli stessi ma i personaggi, quelli no. Andrebbe integrata al GPS di chi Milano, senza conoscerla, la vede ancora grigia, anonima e fredda.
Per chi è la traversata? Diremmo chi non conosce Milano, chi la conosce, chi crede di conoscerla, chi ci vive, chi vorrebbe viverci. Per riconciliarsi eventualmente o per (ri)scoprila.
Durante il viaggio di ritorno da Genova, la città d’origine del milanese Franco Loi, ci tornavano alla mente un paio di suoi versi “La vita, me diceva un vècc amìs, / adess che à» ‘mparà, à» ‘mparà nient*”.
* La vita mi diceva un vecchio amico, / adesso che ho imparato, non ho imparato nulla. Da Franco Loi, Liber, Garzanti 1988.















Interessante… corro in libereria ad acquistarlo.
Milanese di nascita ora vivo in Valcuvia. 66 anni, ex insegnante statale. Ho preso il libro in biblioteca, ma penso che lo comprerò. Voglio scendere a Milano e attraversarla come fa il sig. Cucchi. Ebbi Sergio Antonielli come controrealatore alla mia tesi di poesia inglese, alla Statale di Milano. Qui vivo l’esilio, questo libro ora è nel mio cuore. A volte ripercorro le vie di Milano con la memoria, come amerei parlare a questo scrittore. Gli invierò una lettera presso la Mondadori. Franca Pirazzi