Q.B. La cucina quanto basta di Sapo Matteucci
Q.B. le ricette di Sapo
La cucina quanto basta
Sapo Matteucci
Economica Laterza 2010
Prezzo 10,50 euro
Pagine 234
Sfogliato, acquistato.
A cuoco lento. Quel che resta del forno. Un gruppo in gola.
La prima impressione conta, diremmo è decisiva per quanto ti porterai dallo scaffale alla cassa.
Di questo libro ci era sfuggita l’edizione del 2008, mentre in economico eccolo che svetta fra le primizie.
Si direbbe ancora di stagione.
Sapo Matteucci racconta le ricette senza farle sembrare il comandamento dell’oracolo del fritto, che per una volta, alla prima sperimentazione non ti senti come davanti alla commissione di laurea.
Il processo potrebbe essere: mi piace, ci provo anch’io.
Far da mangiare per difendersi dalla tv della domenica, per cominciare, e difatti si comincia con un Bloody Mary; per cavarsela coi parenti inattesi della domenica, magari con la bottarga, comprata o ricevuta dall’ultima Sardegna (alzi la mano chi non ce l’ha, anche scaduta). Per chiuderla, la domenica, senza il rito della pizza o del caffelatte, che tanto è domenica!
Cucinare per sedurre, alternativa al primo ristorante, la prima cena (senza sperimentare), dove il menu del primo incontro, tutto champagne e bollicine (gin e tequila per i più giovani) si combina con piatti semplici e appassionati, come il gazpacho, la vellutata di patate e gamberi e l’ombrina al vapore.
La cucina che esige un pubblico e quella per soccorrere un figlio ai primi piatti. Successi e sconfitte annunciate.
E su tutto un ricordo: «quanto Natalia Ginzburg si vide arrivare una fumante pasta col pesce, gettò un grido di sconforto: “Non posso mangiarla!” decretò timida e decisa. Pensammo alle triglie, a inderogabili precetti vegetariani, che travolgevano perfino il pesce. E invece no. Era allergica al pomodoro. Mio padre fu lesto a sottrarle il piatto e riportarlo in cucina. Tenendo gli spaghetti a mani nude come Perseo la medusa o Totò i maccheroni, mise la chioma di grano duro sotto l’acqua. Una volta sbiancata, la servì ancora umida. Dopo il primo boccone, sbocciò uno sguardo di profonda riconoscenza: “Non ho mai mangiato spaghetti così buoni!” disse la Ginzburg».
Tante ricette, consigli e varianti, vini e musiche, le ricette sono strutturate… quanto basta.
Confessioni, non di un cuoco mancato, piuttosto di un appassionato.











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