Pasticceria Valzani


Quando Trastevere era in periferia

di Kinzi@
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Roma, pasticceria Valzani.
Pasticceria Valzani
Via del Moro, 37 a/b
Roma
valzanig@tiscali.it
http://www.valzani.it Chiuso martedì

Sono arrivati anche gli operatori di una televisione giapponese la scorsa settimana dalla signora Virginia. Le hanno chiesto quali segreti si nascondono nei dolci della sua longeva pasticceria. Ma lei √® stata irremovibile: “Se la comprano, siamo disposti a seguirli per un periodo di apprendistato”. Altrimenti, dolci in bocca.

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La signora Virginia in persona, sempre disposta a scambiare due parole su tutto, dal femminismo alla vita ai valori delle famiglie di oggi, la trovate sempre l√¨, appena entrate, dietro la cassa della pasticceria che suo marito ha aperto nel lontano 1925 a Trastevere, quando Trastevere era ancora periferia e dispiaceva il fatto di non avere una vetrina in centro, a piazza Navona, in via del Corso o in via Veneto. Il signor Vincenzo (che se fosse in vita, precisa la sua signora, avrebbe 104 anni) all’epoca si era dovuto accontentare di via del Moro. Ma la sorte non √® stata malvagia con lui, anzi: non solo il quartiere oggi √® il pi√Ļ amato dai turisti, ma proprio in quella via era nata e abitava la signora Virginia, prima figlia femmina di sei fratelli, che di domenica accompagnava la madre a comprare le paste. Aveva 14 anni quando lui la vide per la prima volta. La corteggi√≤ per due anni. Seguirono due anni di fidanzamento e il matrimonio. Da allora ad oggi poco sembra essere cambiato, l’azienda √® rimasta in famiglia, l’arredamento del locale √® stato svecchiato, ma ha mantenuto l’impianto originario e una certa aria di un tempo che fu. E oggi, nel laboratorio che si intravede dal negozio, sono le mani del figlio che impastano e infornano gli stessi dolci che una volta confezionava il padre.

I pezzi forti, da sempre, sono i grandi classici della tradizione romana, alcuni con un pedigree talmente antico da rimandare ai banchetti degli antichi romani: pangiallo, mostaccioli, torrone, panpepato. Impasti ricchi, porzioni abbondanti, che ricordano come composizione e consistenza le specialità del forno del Ghetto. La tradizione, infatti, è la stessa. Meglio gustarli e non abusarne: un tronchetto di torrone al pistacchio, come summa di calorie e soddisfazione del palato, funge tranquillamente da pranzo.

In questi giorni poi, con la Pasqua alle porte, vetrine e negozio sono un tripudio di uova decorate a mano e di ogni dimensione, un canto di gioia in onore del cioccolato. Ma nelle vetrinette all’ingresso c’√® posto anche per i prodotti con copyright, i brevetti del gusto, come la torta Nan√†, semifreddo al caff√® e nocciola (“un successo degli anni sessanta”). E per i classici d’importazione (come origine, non come produzione): sacher torte, mont blanc e cannoli siciliani. E, dulcis in fundo, si trovano le paste di una volta, basta il nome per rievocare storie d’altri tempi: madeleines, millefoglie, tartufi, barchette, sospiri, crostatine e arlecchini.

Ed √® proprio il costante rimando ad altri tempi che rende speciale e unico questo tempio del gusto, uguale a se stesso da ottant’anni. Una dolce garanzia.





2 Risposte a “Quando Trastevere era in periferia”

  1. Kuspoletto scrive:

    Il mio prossimo giro per Trastevere includerà questo posto di cui avevo sentito parlare, ma di cui non avevo molte informazioni. Grazie, ho trovato l’articolo interessante.

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  2. Vicini di casa. Da anni e anni frequentati. Il vostro post mi fa pensare che sono una vecchia strega bisbetica (comunque, su varie pennellate d’atmosfera sono d’accordo).

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