Ristorante Torino, Mortara
Oca, per tradizione

Ci siamo tornati
Ci siamo tornati di recente per un antipasto di salumi, un'insalata di petto d'oca, gnocchi al gorgonzola, crespelle al radicchio e un tris di terrine di oca e anatra. Nessuna sorpresa, semplicità e cortesia.
Se siete appassionati di palmipedi (che Nonna Papera non ce ne voglia) segnatevi una data e soprattutto un indirizzo.
La data è quella dell'annuale Sagra del Salame d'Oca (ultima domenica di settembre), con corteo storico in costume, e pali, arcieri che si sfidano e pedine viventi. Ma poiché il palio si consuma intorno al pregiato animale non vi farà stupore incontrare Ludovico il Moro mentre prende a morsi un panino imbottito di prezioso insaccato.
L'url quello del ristorante Il Cuuc, dal nomignolo di Davide Palestro, chef del locale e già figlio del più noto Gioachino (della Corte dell'Oca), il cui nome da anni sta ai vertici della short list degli esperti produttori di salami d'oca e paté.
Da provare, presto.
Ristorante Torino
Corso Torino, 140
Mortara - Pavia
Tel. +39 0384 99600
Chiuso la domenica
E pensare che un tempo si chiamava Silvabella, Pulcra Silva, questo paese nel cuore della Lomellina, che la storia (o forse qualcuno solo per dispetto), ha ribattezzato, Mortara, vale Mortis ara, ma per favore! La leggenda vuole che il nuovo nome, benaugurante per il futuro della città , si debba alla vittoria di Carlomagno su Desiderio, intorno al 700; altare della morte proprio per via della strage di caduti longobardi.
La Lomellina è la terra più piatta che c’è.
Ci sono le risaie, le rane, il riso e le oche, quelle vere. Noiosa quotidianità per chi ci vive, forse, pittoresche specialità per chi ci passa.
A Mortara c’è un ristorante che tutte queste cose (salvo le risaie), le cucina, e le cucina bene. Al ristorante Torino, che si chiama così perché sta in Corso Torino (e basta), si possono gustare molti piatti a base di oca, a cominciare da patè e terrine (anche in insalata), per continuare con salami crudi e cotti.
Oca pure nel risotto, ma noi l’abbiamo preso al radicchio, anche se quello ai funghi porcini e mirtilli c’ispirava assai. Il ristorante è noto proprio per i suoi risotti, ma i crostoni di polenta e porcini erano deliziosi e nel menu si trovano voci ormai poco consuete, come ‘gallina’, senza che ‘gallina’ significhi cibo esclusivo, ma solo gallina.
E il conto, va detto, ci è parso genuino quanto il cibo.
Il locale è molto semplice ma piacevole. Mobili tradizionali delle campagne di qui. Dove la mattina presto c’è sempre la nebbia e d’estate proprio non si può mai mangiare fuori perché ci sono troppe zanzare. Dove le rane si fanno sentire e si vedono ancora le lucciole, sempre quelle vere.
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