Da Cochin fino al Sabarmati Ashram


Semplice e intensa. Tour in India 3.0

di Federico
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India, Cochin Katakhali. Foto di Ludovica.

Cochin
Ahmedabad

Dopo la pigra ed elegante atmosfera da India britannica della città di Ooty (Tamil Nadu) abbiamo deciso di scendere ancora più a Sud ed incontrare un panorama ed una storia davvero diversi: lo stato tropicale del Kerala e gli scenari portoghesi della città costiera di Cochin.

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Il tragitto in treno, come spesso capita in India, è stato un viaggio nel viaggio fatto di incontri, scomodità e sguardi timidi ma curiosi dei passeggeri locali che non mancano mai di fare domande, offrire consigli ed elargire spiegazioni – a volte un po’ fantasiose – su luoghi e tradizioni. Arrivati a Cochin abbiamo scoperto una città che ha avuto contatti con la cultura ebraica (c’è qui un intero quartiere ebraico ed una sinagoga del XVII secolo), con i mercanti olandesi e soprattutto con i conquistatori portoghesi che hanno lasciato una fortissima impronta e molte chiese antiche di secoli (dove tra l’altro riposò per qualche anno il corpo di Vasco De Gama). A Cochin suggeriamo di approfittare dell’ottima cucina e dei rilassanti massaggi Ayurvedici ma soprattutto è importante non perdersi l’antico teatro tradizionale del Kerala, chiamato Katakhali, ormai uno dei simboli della cultura indiana. Grazie ai buoni uffici del padrone del nostro bell’albergo abbiamo anche assistito alla vestizione ed al trucco degli attori, un vero spettacolo!

Cochin è un ottimo punto di partenza per fare il backwaters: il tour dei canali fluviali del Kerala. Il tragitto avviene in genere sui kettuvallam, imbarcazioni tradizionali costruite con legno e canne ed utilizzate dai contadini per trasportare il riso. Con questi silenziosi gusci spinti da lunghi bastoni/remi, abbiamo attraversato una specie di Venezia floreale dove i canali grandi o strettissimi sono ritagliati nella vegetazione di palme e piante tropicali e dove la quiete è interrotta solo dal rumore dell’acqua. Un luogo perfetto dove fuggire con l’immaginazione durante l’inverno in Italia!

Dalle atmosfere indo-portoghesi del Kerala un inaspettato invito ed un aereo della compagnia aerea indiana Spicejet (giuro si chiama davvero così!) e ci siamo trovati catapultati direttamente nel nord dell’India, in un luogo poco battuto dal turismo ma interessantissimo: Ahmedabad, capitale dello Stato del Gujarat.

Ahmedabad è una città davvero piena di contrasti. A prima vista appare piuttosto povera, con strade malmesse e palazzi che sembrano spesso in equilibrio precario eppure è anche il centro dell’industria tessile indiana. È stata uno delle più importanti capitali del regno islamico dei Moghul ed ha delle moschee grandiose… eppure oggi è uno dei luoghi di più stretta osservanza indù. È sede di un prestigioso istituto di management (noi abbiamo avuto la fortuna di entrarci e di poter incontrare qui quelle giovanissime forze intellettuali che da molte parti vengono indicate come il volano dell’economia indiana) ma racchiude anche il più venerato cuore della tradizione e storia dell’India: il Sabarmati Ashram, il luogo che forse più ci ha emozionato in questo viaggio nel Subcontinente. Qui Ghandi per quindici lunghi anni visse in modo spartano elaborando i pilastri del pensiero della non violenza e formando la classe dirigente dell’India. Oggi qui c’è un piccolo museo che forse sarebbe piaciuto molto al Mahatma: un luogo che colpisce per la bellezza delle foto esposte, per la ricchezza delle testimonianze raccolte ma soprattutto perché qui tutto parla della vita di un grande uomo, semplice ed intenso. Un po’ come l’India.

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Semplice e intensa. Tour in India 3.0, 4.7 out of 5 based on 25 ratings
24 novembre 2008

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