Mercato a Impatto Zero, Coldiretti Pavia
Fragranti imperfezioni

Mercato a Impatto Zero
Piazza Guicciardi, 7
Pavia
Coldiretti Pavia
sabato mattina
prossimamente anche il mercoledì
Appuntamento il sabato mattina in piazza Guicciardi (presso la sede della Coldiretti), a Pavia, come in numerose città italiane, c’è il mercato dei prodotti locali. Verdura, frutta di stagione ma anche salame di Varzi, cotechini, composte, vino, riso e altri prodotti del territorio.
I prezzi sono più bassi dei supermercati e fin anche delle bancarelle del mercato dietro l’angolo, per via della contrazione della filiera, qui limitata a produttore e consumatore. Leggi tutto »
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Marzamemi, il borgo
Il paese che nacque dalla tonnara

Campisi
Via Marzamemi, 12
Marzamemi, Pachino
Siracusa
http://www.campisiconserve.it
Azienda agricola Arfò
Via Unità 76
Pachino, Siracusa
Tel. +39 0931 846670
www.portedibufalefi.it
Marsà al hamen, in arabo, significa rada delle tortore. O forse (l’etimologia è incerta) piccolo porto. Arabo il nome, arabo l’aspetto di questo antico borgo di pescatori nel sud della Sicilia, nato intorno a una tonnara, anch’essa, neanche a dirlo, di origine araba.
L’acqua del mare lambisce questa frazione di Pachino, il vento l’abbraccia. Costeggiando la tonnara si arriva alla piazza centrale, incantevole, ampia e dai contorni ben definiti. Gli edifici che la delimitano raccontano la storia e la vita di Marzamemi: ci sono le casette dei pescatori, basse e in pietra, l’autorevole palazzo del Principe di Villadorata che fu proprietario di tutto il centro storico e ci sono due chiese, la vecchia e la nuova, entrambe dedicate a San Francesco di Paola, protettore del borgo. Leggi tutto »
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Castello, Isola del Giglio
Vento e vertigini. C’è vita a Castello

Ristorante Da Maria
Via Casamatta 12
Tel. +39 0564 806062
Cantina di Giovacchino
Tel. +39 0564 806001
Ristorante Il Grembo
Via Cecchi 7
Tel. +39 0564 806272
Il Trione di Meino
Piazza Gloriosa, 43
Tel. +39 0564 806266
Ristorante Da Santi
Via Marconi, 20
Tel. +39 0564 806188
Castello, Isola del Giglio
A Castello, a luglio, si dorme ancora con la trapunta. Di sera soffia un vento inaspettatamente così fresco da far dimenticare in fretta infradito e parei e da far rimpiangere le maglie dalle maniche lunghe. Siamo a 405 metri sul mare, guardando in giù si vede, tanto in profondità da avvertire un senso di vertigine, la baia di Campese, la più ampia dell’isola del Giglio, in tutta la sua interezza.
Il centro è di origine medievale ed è protetto da un’alta cinta di mura. Bisogna girarci intorno per individuare i varchi. Dentro si snoda un dedalo di strade e di viuzze, costeggiate da spessi muri in pietra e legate da salite e scale. In estate si trovano diversi ristoranti, pizzerie e botteghe di prodotti artigianali locali aperti fino a tardi.
Noi siamo andati a cena Da Maria, attratti anche dal nome buffo della via in cui si trova. I pasti vengono serviti in una sala al primo piano bucata da alte finestre che portano l’azzurro nella stanza. L’azzurro del cielo ma anche del mare. Se si arriva prima che sia buio basta scorgersi per assistere a uno spettacolare tramonto sul mare. Si cena così, come sospesi nell’aria. I piatti sono di cucina locale, di pesce e di carne. Noi abbiamo virato sul mare e abbiamo scelto tagliatelle alla granseola, fritto misto e pesce fresco alla griglia. In quattro abbiamo speso 100 euro, senza vino e prendendo quasi tutti primo e secondo. I piatti sono semplici ma delicati e saporiti, il personale è gentile, il servizio veloce.
Abbiamo avuto un’unica possibilità di andare a Castello. Le altre ce le saremmo giocate in altri locali suggeriti da amici, come il Grembo (tavolini romanticamente a due su una viuzza con gradini), il Trione di Meino (tre fratelli per le tre città del Giglio: altri due ristoranti sono a Porto e a Campese) ed è facile intuire che Santi, con una veranda in vetro che si affaccia sul nulla, offra una vista tale da rendere superba qualsiasi cena.
Ma siamo convinti che il locale genuino da non mancare a Castello sia un altro: quello di Giovacchino. Capelli bianchi pettinati all’indietro, una parlantina che fa pensare che abbia voluto verificare la bontà di qualche bevanda della sua enoteca prima di mettersi al lavoro, Giovacchino ipse era lì fuori dalla sua enoteca-sala da ballo anni 80 a invitare a modo suo potenziali clienti ad entrare nel suo locale che stoicamente ha resistito per almeno a due decenni al fascino delle mode. La palla disco anni Settanta, le luci rosse, la pista da ballo hanno preservato il sapore delle piccole cose di una volta. Ci sono dei tavolini bianchi fuori dal locale, mentre vicino c’è la vera e propria cantina con prosciutti appesi e botti di vino. Molto caratteristica. Occasionalmente il tavolo e le panche in legno che sono all’interno di questo piccola vetrina di prodotti locali ospitano il pranzo di qualche allegra brigata. All’appello manca una terrazza che non abbiamo avuto il piacere di vedere.
Non abbiate timore delle curve da affrontare per arrivarci: un soggiorno all’isola del Giglio senza vedere Castello non vale.
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Rosa Giglio 
Cantinetta dei Verrazzano, Firenze
Pane di vino, divino!

Cantinetta dei Verrazzano
Via dei Tavolini 18/20R
Firenze
Tel. +39 055 268590
Apertura h. 08:00-21:00
Provato il 25 novembre 2006
Percorrendo via dei Calzaiuoli con il Duomo alle spalle, si incrocia, sulla sinistra, Via dei Tavolini. All’inizio della via la Cantinetta si fa notare. Il locale è diviso in due, da una parte il forno-negozio per acquistare, per uno spuntino veloce o un caffè al bancone, dall’altra pochi tavoli (una ventina di posti) in noce e marmo, un paio anche sulla strada.
Delizie locali e atmosfera tradizionale, il locale, anche se in pieno centro, non è riservato a famelici ‘touristi’. Taglieri di focacce ripiene, sandwich con soprassata e la cecina (in liguria si direbbe farinata), liscia o ripiena di prosciutto toscano e condita con olio al tartufo. E vino, naturalmente, infatti siamo alla cosiddetta ‘Cantinetta di Firenze’ del Castello di Verrazzano, nel Chianti Classico.
Chi scrive non ha sperimentato i dolci, se vi capita, fateci sapere.
Detto tra noi
Quando siamo arrivate il locale era affollato e il cameriere ci ha richiamate bruscamente per esserci sedute senza autorizzazione. Lo stesso, alla fine del pranzo, per farsi perdonare ci ha portato un assaggio di pane di vino con formaggio e miele. Cameriere assolto, pane divino! Da non perdere.




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