Trstenik e Pansion Gradina


Viaggio in Dalmazia (II atto)

di Flotty
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Dalmazia. Loviste, Pansion Gradina.

Trstenik
Penisola di Peljesac

Arranchi, dopo Ston e il suo bellissimo castello contornato di mura come fosse la Grande Muraglia, e sali un pendio ripido di ulivi, frastagliato di piccole vigne, con i grappoli che arrivano al ginocchio, spuntando a fatica dalla terra rossa e dalle pietre.

Dalmazia. Loviste, Pansion Gradina. Dalmazia. Loviste, Pansion Gradina. Dalmazia. Loviste, Pansion Gradina. Dalmazia. Loviste, Pansion Gradina.

Non vedi pi√Ļ il mare, poi, all’altezza di Trstenik, ti affacci ad una baia frantumata di isole luccicante nel barbaglio del sole, nel caldo dell’estate. Scendi e ti trovi in un misterioso porticciolo con sedici case e qualche ristorante, riposo per bastimenti a vela, tappezzati, come le chiatte della Senna, da asciugamani e biancheria, sul legno douglas marrone, che sembra quello dei bastimenti delle fiabe.

Trstenik, mare di pietra e di ricci, pesciolini che ti morsicano delicati, mentre ti cali, prudente, nell’acqua color ramarro, verde di sole, verde di cielo caldo.
Una baia dove anche Henry Morgan avrebbe attraccato preferendo Trstenik alla coppa d’oro di Panama.
Anche qui una coppa d’oro: ma di vitigni aspri di vino bianco, e di olive marezzate di grigio verde, che profumano con l’odore del tramonto.

Tra i ristoranti scegli Konoba Feral, che √® sull’acqua. Ti portano il pane caldo e le olive nere; mentre inganni l’attesa ti puoi fare un altro bagno tuffandoti direttamente dalla panca del ristornante, nell’acqua pulita che ancora, esausto, ti attizza. Pesce alla griglia e risotti alle verdure; patate e cetrioli dello Zar, sembrerebbero, per la loro semplicit√†. Carne alla griglia da far ingolosire un lupo… mentre qualche volpe traversa davvero la strada, con sussiego, per inoltrarsi dentro la pineta.

Eri sulla tolda delle navi dei Fenici odorose di legno di cedro. Eri Cassandra portata da Agamennone in Grecia. Eri in un’altra vita, quella dove i pescatori si toccavano il lembo della bandana per salutare una signora.
Eri nel mondo di Lawrence, di esotismo e sensualit√†, eri, eri… ma ci sei: prenditi un bianco mosso di Trstenik e abbandonati allo sciabordare delle onde, quiete e discrete nella sera, come fossero onde di lago.

Pansion Gradina
Loviste

Dopo due giorni che sei in Dalmazia ti senti come a casa. Cos√¨, vai sulla punta della penisola di Peljesac, in un panorama di mare scintillante, incastonato da isolotti, vele che sembrano pulcini intorno alla chioccia, grandi barche da turismo che stazionano, scintillanti anche loro, in omaggio del mare. Sul lato montagna, piccoli muri a secco contornano terreni di ulivi e fichi: qualche pitosforo isolato galleggia sugli oleandri e li ricolma di aroma d’arancio.

Arrivi a Loviste che √® l’ultimo posto che puoi raggiungere in auto e sei sul mare aperto: intravedi lontanissima l’isola di Hvar, dopo un porticciolo tranquillo di barche da pesca su cui si affacciano modeste casette bianche fra i filari di vite. Qui sul porto puoi vedere quel che in Italia c’era ancora fino agli anni ’50: una cuoca inginocchiata sul mare che, con un secchio e un coltello, pulisce il pesce e restituisce al mare interiora e squame – che il nutrimento continui a nutrirsi, nella grazia di un dio qualunque, splendido e accogliente sotto il sole.
Oppure una bimba bionda che corre nuda dietro al suo cane dalmata grondanti acqua dopo il bagno.

Qui, si affaccia sul mare, meglio dire nel mare, la Pansion Gradina: pesce, calamari, ma anche carne, cevapcici, cetrioli, una consigliabile zuppa di pomodoro (Oh! Non parlassero il croato come sarebbe bello farsi dare la ricetta!). Sapori fatti a mano, si pu√≤ mangiare gi√† alle quattro del pomeriggio, mentre dei Croati con i baffi alla Cecco Beppe bevono, piano, la “miska”: vino e aranciata freddi di ghiaccio. Il prezzo √® realmente molto vantaggioso, paragonato all’abbondanza delle porzioni e alla variet√†.
Poi ti fumi una sigaretta con i piedi a bagno nel mare e pensi.. indecisa tra il desiderio di essere nata qui, come un Ulisse, e di poterci tornare o quello di trasferirti, come Colette da Parigi al Midi, per la pensione…

Nell’indecisione ordini un maraschino, che ti viene servito ghiacciato, in un bicchiere da vino di vecchia osteria. Ma adesso sai chi sei: uno Zar in incognito, che legge scettico Tolstoj.





Una risposta a “Viaggio in Dalmazia (II atto)”

  1. giovanna scrive:

    Complimenti!!! bel modo di comunicare impressioni. Grazie

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