Una vacanza in Gambia

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo: la pavesina ci scrive

Gambia, ruderi coloniali.

Hotel Corinthia Atlantic di Banjul
Tour operator italiano: I viaggi di Atlantide
Tour operator locale: Gambia Tours
Ente Turismo Gambia
Volo charter con Livingston il venerdì: andata Milano MPX-Dakar-Banjul (8 ore) ritorno diretto Banjul-MPX (6 ore)

Moneta Locale: Dalasi (1 Euro = 30 Dalasis)
Fuso orario di Greenwich (- 1 ora Italia)

Una vacanza in Gambia. Non parlo di un tour, una spedizione, un viaggio avventuroso: parlo proprio di una settimana al mare, il classico pacchetto turistico.

Da pochissimo un tour operator italiano ha cominciato a vendere la Gambia (la nazione è femminile, il fiume che l’attraversa è maschile) e abbiamo approfittato dell’offerta, incuriositi dalla località . Prima di tutto alzino la mano quelli che sanno dov’è. La Gambia sta all’interno del Senegal ed è quella striscia di terra intorno al fiume omonimo che sfocia nell’Atlantico. Ex colonia inglese (avevano tenuto lo sbocco sul mare in territorio francese), famosa per aver dato i natali a Kunta Kinte, meno di due milioni di abitanti, capitale Banjul.

Gambia, Banjul. Gambia, Banjul. Gambia, Banjul, Albert Market. Gambia, un distributore di benzina. Gambia, il calcetto. Gambia, il mercato. Gambia, il mercato. Gambia, il mercato. Gambia, il mercato, banane e pesce. Gambia, una pubblicità . Gambia, lo sbarco dal traghetto. Gambia, entroterra.

Se vi piacciono le arachidi, il barracuda e la lager beer, sopravvivrete facilmente. Ma se andate all’estero e volete sentirvi in Italia, lasciate perdere: nessuno parla italiano in Gambia. Ancor meglio: nessun italiano in Gambia. Ecco perché l’ho trovata magnifica.
L’oceano è oceano (per acque cristalline e spiagge bianche andate in Sardegna), il clima a febbraio è caldo e secco, ventilato dall’harmattan, la gente è semplice e accogliente, le spiagge sono immense e pubbliche. Sul bagnasciuga non passano auto, non c’è polvere ma in compenso c’è tanto tanto spazio. Di conseguenza non è raro il transito di pastori con mandria o gregge, l’approdo di piccoli pescherecci o gli allenamenti delle squadre sportive locali.

Il nostro hotel – un onesto 4 stelle della catena internazionale Corinthia si trova nella capitale Banjul. Però non immaginatevi il Lido di Venezia o Santa Monica: siamo in Africa, in The Gambia, lo volete capire?

A un km di spiaggia dall’hotel si arriva al porto dei pescatori, dove si trovano gli affumicatoi di pesce e le baracche in cui vivono. Poco più avanti il vero porto e l’attracco del ferry per Barra. A Banjul è d’obbligo una tappa all’Albert Market, il mercato rionale stabile. Sarete sopraffatti dai colori delle stoffe e degli abiti, ma anche dagli odori e dalle voci, tanto che in seguito, guardando le foto, li risentirete in testa. Portate pure i cellulari: ce li hanno tutti, prendono ovunque e le sim locali costano pochissimo. Invece di cablare sono passati direttamente ai ponti radio e tutto sommato il paesaggio ne guadagna.

A furia di sentir parlare di mangrovie, ippopotami e coccodrilli poco distanti da Banjul, abbiamo deciso di partecipare a un’escursione di due giorni verso l’interno. “Guida locale parlante inglese, viaggio in pulmino e poi mezza giornata di barca sul fiume, pernottamento spartano e senza energia elettrica” avvertiva il dépliant. Tuffo carpiato nell’avventura africana, potevamo resistere al fascino?
In meno di 48 ore abbiamo visto buona parte del Gambia. Ferry per Barra delle 7 di mattina pieno di pendolari, ambulanti, merci e pecore, e poi sulla Taiwan Highway, l’agevole strada appena realizzata con il finanziamento coreano. Imbarco su un piccolo battello, spuntino locale a bordo (riso, pollo, zucca, patate, cipolle e salsa d’arachidi) e finalmente il silenzioso fiume. Non importa se di coccodrilli non ne abbiamo visti, se degli ippopotami spuntavano solo le orecchie a pelo d’acqua, se le diverse specie di uccelli volavano via al nostro avvicinarsi, se abbiamo capito solo alla fine che quelle macchie scure sulle palme erano intere famiglie di babbuini. Se vuoi vedere gli animali da vicino comprati un dvd, se vuoi sentire l’Africa respira piano e chiudi gli occhi.
L’approdo è al Camp di Jangjang Bureh, ex Georgetown, un tempo città importante per il traffico fluviale e il commercio di schiavi.
Come da dépliant non c’è luce elettrica, solo candele e lampade a olio. Gli alloggi sono bungalow rotondi intonacati a calce e tetto di paglia, i letti hanno la struttura in pietra, lenzuola batik e immense zanzariere bianche, una tendina separa la camera dal wc e doccia. L’acqua, aspirata dal fiume, è scaldata dal sole e ovviamente non è potabile.
I bungalow sono fra alberi, abitati da babbuini che si fanno avvicinare e tantissimi uccelli e insetti che fanno compagnia a chi soffre d’insonnia. La cena a buffet è servita sotto una veranda anch’essa in paglia e naturalmente a lume di candela. Il clima secco e ventilato scoraggia le zanzare: per noi che arriviamo dalle risaie pavesi questo è il paradiso. Ma il vero miracolo è il cielo: la totale assenza di luci artificiali rende visibili più stelle di quante riusciate a immaginare. Di più, di più!

Il mattino con i componenti del gruppo (oltre a noi dieci inglesi, quattro tedeschi e due italiani) ci sentiamo diversi da come siamo partiti. Iniziamo il ritorno più sciolti e meno vigili, più impolverati e meno eleganti, più viaggiatori e meno turisti.

Durante il viaggio sostiamo in un villaggio che pare un agriturismo: donne sorridenti mostrano come si sbuccia il frutto del baobab, bambini allegri chiedono penne e quaderni, uomini pigri sonnecchiano all’ombra insieme ai somari.
In Africa qualunque vero viaggiatore vi dirà che sono le donne a lavorare, mentre gli uomini guardano. Rimandateli a caccia, aggiungo io.

Al nostro rientro in hotel Banjul è cambiata, o meglio, sono i nostri occhi a vederla diversa. Ecco, ci avevano avvertiti e ci siamo cascati: si chiama il mal d’Africa e ti farà piangere in aeroporto, al tuo rientro a casa, quando tornerai in ufficio.
Un ultimo consiglio: per vivere la Gambia con serenità, dimenticate a casa gli orologi e mentre aspettate e aspettate e aspettate, ripetete il mantra “siamo in Africa e non a Milano”.

Un amico, durante una spedizione in Niger, vide un uomo seduto sul ciglio di una strada polverosa e deserta in mezzo al nulla. Incuriosito gli chiese cosa stesse aspettando. “Il pullman” rispose l’uomo. “E a che ora dovrebbe passare?”. “Bè, l’altro ieri ne è passato uno”.





11 Risposte a “Una vacanza in Gambia”

  1. federico scrive:

    complimenti per la segnalazione sembra un posto davvero interessante! magari un giorno …

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  2. Fabione67 scrive:

    grazie grazie per le informazioni io parto il 28 marzo e il tuo pezzo è preziosissimo…
    Io però con la lingua inglese sono a livello scolastico… me la caverò?

    ciao ciao

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  3. lapavesina scrive:

    Ciao Fabio,
    non è necessario essere laureati in lingue, l’importante è la voglia di comunicare.
    In Gambia parlano alcuni dialetti locali e l’inglese per lo più basic, ma sono incuriositi dall’italiano e assimilano velocemente le frasi ricorrenti. Gli italiani poi sanno farsi capire anche a gesti! Basta sorridere, salutare e ringraziare: loro lo fanno sempre.
    Consiglio: tra poco comincia la stagione umida e potresti trovare un po’ di pioggia, i rovesci sono molto intensi e durano pochi minuti. Il clima è caldo ma… porta un kway ;-)
    Buon viaggio e scrivi al tuo rientro: sono curiosa di sentire le tue impressioni, magari diverse dalle nostre.
    Grazie anche a Federico per l’apprezzamento!

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  4. Fabio scrive:

    Ciao pavesina……….
    mi stavo dimenticando… ma il gambia non sono riuscito a visitarlo grazie alla cancellazione del volo… ci hanno spedito a capoverde tristezza…
    Non abbiamo capito ancora se per colpa di Todomondo o viaggi di atlantide…
    Stammi bene

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  5. Renata scrive:

    ciao a tutti
    ho letto questo racconto e i vari commenti e l’anno scorso anch’io mi sono trovata benissimo in questo stupendo paese tanto che ci vorrei tornare anche quest’anno. L’anno scorso siamo andati con i viaggi di atlantide e il viaggio di ritorno √® stato un dramma partiti da Dakar… con viaggi in traghetto e pullman… non vi dico. Quest’anno vorrei prenotare con Todomondo e scherzando dicevamo che ci facevano partire da Capoverde… poi leggendo il messaggio di Fabio ops… vorrei avere maggiori informazioni se possibile da fabio 18/4/08 sul viaggio di ritorno. Grazie e comunque la Gambia √® stupenda!!!

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  6. Fabio scrive:

    Ciao Renata!

    Quest’anno riprovo il Gambia con todomondo con partenza 20 febbraio speriamo… L’anno scorso avevo prenotato l’ultima settimana dell’offerta e forse per poche prenotazioni ci hanno deviato su Capoverde. Penso che non ci siano differenze tra i viaggi di atlantide e todomondo… l’unica cosa che vedo viaggiando √® che todomondo ha l’abitudine di andare in over booking nei posti + frequentati come Cuba.

    ciao ciao

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  7. Angelo scrive:

    Dell’africa conosco solo il turistico nord, ma leggendo quel che hai scritto mi scorre sottopelle la voglia di colori, sapori, odori e la voglia di “mal d’africa”

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  8. rosario scrive:

    Salve a tutti. Complimenti per il racconto. Io sposer√≤ a breve una senegalese con parenti anche nel Gambia. Purtroppo sono stato solo in Senegal, ma tr√† un p√≤ inizier√≤ a lavorare anche in Gambia. Mi f√† molto piacere che si pubblicizzi un paese del genere. Si, son poveri li e si vive con poco, ma la mafia e la cultura ad essa annessa sono inesistenti. Quindi, per impiantare un’attivit√† lavorativa √® molto pi√Ļ semplice. Ovvio √® che bisogna avere un appoggio. Mi piacerebbe molto, dopo aver iniziato la mia attivit√†, condividerla con voi. e perch√® no….si potrebbe anche collaborare o sarei solo un vs riferimento. un abbraccio virtuale a tutti. mi trovate su facebook con il mio nome. Rosario Morra

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  9. Dany scrive:

    Ciao a tutti, ho letto il racconto del viaggio in Gambia e i commenti di voi tutti. Io sono la moglie di un Gambiano da quasi tre anni, abbiamo una stupenda bambina di due anni e con noi abbiamo anche la prima figlia di mio marito, arrivata da Serrekunda proprio lo scorso febbraio. Siamo una famiglia mista e allargata… ma siamo tanto felici. Noi speriamo un giorno di andare tutti insieme in Gambia, aprire un’attivit√† e vivere al caldo e vicino all’oceano.
    Speriamo di farcela! Qui in Italia è molto difficile oramai vivere!!!

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  10. Gianfranco scrive:

    Ciao. Io in Gambia ho abitato dal 1992 al 1994. Esperienza di lavoro e di vita. Allora eravamo in 20 italiani in tutto il paese (tra cui Valeria e Franco che gestivano il Casinò). Mi incuriosicono i vostri racconti.
    Io abitavo a Bansang (verso Basse).
    Ho letto che “la pavesina” parlava del Camp a Georgetown. C’√® ancora Monique che lo gestisce?
    a presto
    Gianfranco

    Il mio blog, Sancara parla anche della Gambia (io ho lasciato lì un pezzo di me!).

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  11. giorgio scrive:

    Buon giorno a tutti, io mi chiamo Franca mio marito si chiama Giorgio, abbiamo un figlio che ha sposato una ragazza del Gambia, l’ha portata qua in Italia ma per Lei √® stato troppo difficile, non √® riuscita ad inserirsi. Soffriva troppo, quindi sono ritornati al suo paese.
    Ecco la mia domanda… se qualcuno ha vissuto o lavorato, vorrei sapere con quanti euro al mese si pu√≤ vivere degnamente… quanto costa farsi una casa modesta.
    Grazie Franca

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