Viaggio nei parchi dell'ovest americano
Viaggio nei parchi dell’ovest americano, storie di sopraffazioni emotive

Quando si torna da un viaggio nei parchi dell’ovest americano si è entusiasti. Si mostrano le foto agli amici, ci si dilunga in racconti ed aneddoti.
Nulla riesce però a rendere ottimamente l’idea, devi essere lì…
La storia della Death Valley, dello Zion Park, di Arches, di Bryce Canyon, è fondamentalmente la stessa, milioni di anni di cambiamenti atmosferici, di cataclismi naturali hanno modificato, disegnato scolpito questi splendidi paesaggi dando loro i colori e le forme che oggi ti incantano.
La Death Valley, terra di estremi dove pure sopravvivono 1000 specie tra piante ed animali che hanno solo qui il loro habitat naturale.
I merletti rossi del Bryce Canyon, nel rosso del tramonto ti si aprono davanti in una distesa di forme fantastiche. E gli archi, forgiati dal vento, nell’Arches, appunto, national park.
Perché nella vastità dell’ovest americano, ogni chilometro non è mai uguale all’altro, per diversità della formazione del suolo, dei colori, delle forme.
Terre che raccontano le storie affascinanti della corsa all’oro, storie anche terribili dove la crudeltà della natura ha la meglio sull’ambizione umana.
Storie degli Anasazi progenitori degli attuali nativi americani, che hanno costruito in Mesa Verde i primi condomini, gioielli di architettura e di edilizia civile più di 1000 anni fa.
Storie di Shoshone e di Navajo e di altra gente.
Storie uguali e diverse…
E davanti alla maestosità del Gran Canyon, ci si sente così piccoli. Così insignificanti, nel nostro tempo breve… che quasi potrei dirla una esperienza mistica.
Attraversare il territorio Navajo, soprattutto se hai una guida che parla l’athabasca, la loro lingua, che ti racconta i loro usi è costumi, è affascinante, se rimani a mangiare in un loro ristorante ed assaggi la loro zuppa saporitissima di verdura, un gustosissimo Navajo taco, pane ripieno di verdura formaggio carne chili e quant’altro, e poi trovi sensazionale anche il semplicissimo Sweet fryed bread, pane leggermente fritto che ricopri col loro miele prima di infilarlo in bocca.
E ti sembra di vederlo il fiero guerriero sentinella pellerossa in cima alla vetta della Monument Valley, il copricapo di piume e la lancia in mano.
Sì, devi proprio esserci per sentirti sopraffatto da emozioni tutte differenti, improvvisamente ti ricordi di Tex, John Wayne, vorresti rivedere subito Sentieri Selvaggi.
E se volete portare a casa qualcosa di tipico, al Cameron Trading Post nelle vicinanze del Gran Canyon si trovano gioielli navajo di fine manifattura, di argento e turchesi, eleganti sandpainting (quadri con disegni navajo) e ceramica da cucina.
Ma anche le Kachina, benedizioni navajo dipinte con la sabbia su semplici pannelli di compensato, acquistate per sette dollari alla riserva indiana, una volta valorizzate da una bella cornice faranno bella figura alle pareti di casa.
A Sedona Arizona, da Joe Wilcox Indian Den, ho acquistato una coperta in stile Navajo, in cotone al 100%, (rigorosamente made in USA, anche qui India e Cina impazzano…)
Ed ogni volta che entro a casa mi accolgono i ricordi…











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