Villa Necchi Campiglio a Milano
A casa di Nedda, Gigina e Angelo

Villa Necchi Campiglio
Via Mozart, 14
Milano
Tel. +39 02 76340121
Fax. +39 02 76395526
fainecchi@fondoambiente.it
http://www.fondoambiente.it
da mercoledì a domenica 10-18;
martedì si accettano solo gruppi e scolaresche su prenotazione
Biglietto d'ingresso adulti: € 8,00;
bambini (4-12 anni): € 4,00
all'interno del giardino una caffetteria
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Villa Necchi Campiglio va visitata prendendosi il tempo di una visita guidata perché solo così ne scoprirete la storia. Costruita fra il 1932 e il 1935 su progetto di Piero Portaluppi era ed è circondata da un ampio giardino, tanto ampio da ospitare piscina e campo da tennis. Miracolo a Milano, si direbbe oggi. Infatti vi sorprenderete e faticherete a non smarrire i riferimenti di un contesto cittadino che da qui non si sente più.
La villa fu dimora delle sorelle Necchi, Nedda e Gigina, e del marito di quest’ultima, Angelo Campiglio. Portaluppi ne progettò non solo la struttura ma buona parte dell’arredamento, i mobili della biblioteca per esempio, così ampia da faticare a non pensarla pubblica.
La villa è perfettamente conservata e racconta la vita dell’altra borghesia industriale di quegli anni; così la visita è un vero viaggio attraverso atmosfere razionaliste e déco che pur trasferiscono al visitatore un forte senso di modernità . La villa è su più piani, che scandiscono i momenti della giornata e dividono gli scenari dei padroni di casa da quelli di servizio. Al primo piano le camere padronali, quella per gli ospiti e la camera della guardarobiera, unica ammessa col compito di procurare e riporre abiti, dal guardaroba a scomparsa del lungo corridoio.
Curioserete nelle grandi camere, nei bagni, negli armadi aperti, fra borse e cappelli. Pettini, specchi, e fotografie dei proprietari ritratti con gli amici, la maggior parte di essi riconoscibili protagonisti della storia.
Ve ne potremmo raccontare di dettagli, dalla straordinaria scrivania da campo di Angelo, opera del fiorentino Giovanni Socci che attraverso un sofisticato meccanismo di chiusura ingloba leggio e sedia, ai copricaloriferi di Portaluppi con un disegno a maglie geometriche che ritorna in altri elementi dell’arredo, dalle pareti scorrevoli in metallo ai soffitti dai motivi che ricordano il vicino planetario, opera dello stesso architetto.
Oggi la villa ospita la raccolta di opere d’arte di Claudia Gian Ferrari che trovò personalmente adeguata collocazione a ciascun pezzo, a partire dall’Amante morta di Arturo Martini che accoglie il visitatore nel grande ingresso.
Mah, cosa avrebbero pensato Gigina e Nedda, se solo avessero immaginato la loro villa scenario di un film del XXI secolo, dal titolo probabilmente un tempo sconveniente, “Io sono l’amore”.
Forse avrebbero sorriso come capita a noi oggi, nel ripensare alla targa della macchina da cucire della nonna e nel ricordare le foto delle due sorelle, ritratte davanti alle piramidi, perfette, vestite di tutto punto, colli di pelo e longuette.
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